"Il blocco del traffico è soltanto un palliativo Interventi sugli edifici"

L'ex presidente Legambiente: «Più delle auto sono i palazzi a inquinare col riscaldamento»

«Il blocco del traffico è una misura emergenziale insufficiente. Quello che occorre è una strategia: puntare sulla green economy che è un'opportunità non uno svantaggio».

Ermete Realacci presidente di Symbola e presidente onorario di Legambiente sta preparando l'evento «Manifesto di Assisi» contro la crisi climatica fissato per il 24 gennaio prossimo al quale tra gli altri prenderanno parte anche il premier Giuseppe Conte, il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli e il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. La tutela dell'ambiente ci pone di fronte a «una sfida economica, culturale e tecnologica che richiede coraggio, anche politico», avverte l'ambientalista.

Realacci da decenni viene imposto a singhiozzo il blocco del traffico. Ma serve o no?

«Il blocco traffico rappresenta una misura d'emergenza. É giusto una boccata d'aria in più ma non è certamente risolutiva. La situazione è critica: ci sono problemi dal punto di vista sanitario. L'Agenzia Europea per l'ambiente (Aea) nel suo ultimo rapporto annuale sulla qualità dell'aria ha registrato in Italia quasi 60mila morti premature collegate all'inquinamento da polveri sottili. Certamente allo smog contribuiscono molti altri fattori come il riscaldamento».

In Italia la maggioranza delle case ha più di 40 anni. Il fatto che il nostro patrimonio edilizio sia inefficiente ed arretrato lo rende responsabile del 50% delle emissioni di biossido di carbonio e del 30 per cento delle emissioni di particolato, le polveri sottili.

«Nelle grandi città come anche a Roma certamente contribuisce il riscaldamento che usa combustibili fossili, inquinante come pure quello che sfrutta il legno. Se vogliamo puntare sull'efficientamento energetico occorre prima di tutto semplificare la vita alle persone dal punto di vista burocratico. Per la riqualificazione urbana occorre il coraggio di demolire e ricostruire. A Milano giunte diverse lo hanno avuto questo coraggio».

Da dove cominciare?

«Più informazione sui vantaggi che offre la riconversione degli edifici in chiave green: ecobonus, sismabonus. E poi via gli intoppi della burocrazia sottolineando i vantaggi di sistemi più efficienti con i quali si possono dimezzare le bollette. Noi italiani siamo antropologicamente predisposti ad adattarci alle novità. Siamo i campioni dell' economia circolare. Con gli stracci a Prato e con i rottami a Brescia sono nati due dei più importanti distretti industriali italiani. Siamo stati i primi ad aver eliminato le microplastiche dai cosmetici e l'Italia è leader nella produzione del make up. L'Italia, la Ue devono arrivare per prime: le dinamiche economiche stanno prendendo un'altra direzione».

Per esempio?

«L'economia guarda al green come un'occasione di crescita. Un esempio? Black Rock, il gigante Usa, ha annunciato che vuole diventare il leader globale degli investimenti sostenibili tagliando fuori le aziende più inquinanti».