Boeri va contro il governo: "Crea buco di 20 miliardi"

"Esecutivo non credibile" sul piano previdenziale. Basta interventi sugli esodati, l'Ape è un rischio

Progetto sballato che indebita ulteriormente. L'improbabile visione del nuovo sistema previdenziale, che Matteo Renzi vorrebbe mettere a regime, proprio non convince il presidente dell'Inps Tito Boeri. Che torna a criticare le mosse del premier. Ce n'è abbastanza per una bella revisione. Esodati, lavoratori precoci, quattordicesima? Riparliamone, prima che il sistema collassi una volta per tutte. «Perché ciò che è scritto oggi nella legge di bilancio - fa notare il presidente dell'Inps -, compresa la sperimentazione dell'Ape social, aumenterebbe il debito pensionistico di 20 miliardi. Che diverrebbero 44 se la stessa Ape fosse estesa oltre il 2018». Occhio, Matteo.

Boeri, intervenuto a un workshop torinese sul Welfare, fa il punto della situazione dopo lo scontro col ministro Poletti sulle risicate misure della manovra destinate ai giovani. «Ho proprio l'impressione che gli impegni del governo non siano credibili. Spero solo che nella seconda fase del confronto con i sindacati, il prossimo anno, si possa mettere in campo una strategia coerente. Bisogna vedere però se il governo avrà la forza per farlo». Chissà. Nel frattempo Boeri teme di essere stato eccessivamente severo e ritratta con le agenzie di stampa la questione («Nessuna critica generalizzata, mi riferivo solo agli interventi per gli esodati, del resto ci avevano detto che il settimo sarebbe stato l'ultimo, invece c'è stato l'ottavo e ho già il tam-tam del nono».

La presa di posizione di Boeri arriva all'indomani del resoconto dei dati sui redditi dei pensionati, dai quali emerge come, nonostante l'aumento della spesa, sia praticamente impossibile arrivare a fine mese per il trattamento previdenziale. Basti pensare che 6,4 milioni di pensionati (il 39,6 per cento del totale) non arrivano neppure a mille euro al mese. E a pagare il conto più alto - come nel mercato del lavoro attivo - sono le donne con una forbice spaventosa: il 48,3 per cento delle pensionate non arriva a prendere mille euro contro il 29,8 per cento degli uomini.

Insomma, così non si può campare. «Le nostre proposte - dichiara invece Boeri al Corriere della sera - riducevano il debito pensionistico ed era anche prevista una riduzione parziale di molte pensioni attuali. Abbassavamo così il debito pensionistico di circa il 4% del pil». Cioè circa 60 miliardi di euro in meno. Che, secondo Boeri, non sarebbe stata certamente un'operazione radicale: «Sulle pensioni attuali i tagli erano previsti a contare dai 5.000 euro lordi al mese verso l'alto. In rari casi ci sarebbe stata una riduzione della pensione appena superiore al 15%. Non drammatico dal punto di vista sociale». In relazione invece alla sanatoria su penali e interessi per i contribuenti ritardatari nel versamento di tasse e contributi, prevista nella legge di bilancio, Boeri si dice preoccupato «che possa avere effetti sulla raccolta contributiva. Con operazioni di questo tipo c'è sempre il rischio di dare segnali di lassismo», evidenziando come le riscossioni siano «crollate da quando in Italia si è cominciato a parlare della rottamazione delle cartelle». Anche qui, a sproposito.