La Boldrini pugnala Renzi e sogna di unire la sinistra

La presidente della Camera sente aria di voto

Roma Una pettinata contropelo a Matteo Renzi. «Non si può fare finta che non sia successo niente, come se non avesse prevalso il No. Io non sono d'accordo con chi dice che la leadership è l'unica cosa che conta e tutto il resto è un intralcio». Un avviso di sfratto al Pd. «Ora deve cogliere il malessere del Paese, altrimenti saranno altri a farlo». Un'opa sulla sinistra: «Deve tornare unita e riappropriarsi dei suoi valori». E persino una mezza autocandidatura alle prossime primarie di coalizione. «Ne riparleremo quando sarà il momento».

Ecco a voi Laura Boldrini. Era rimasta in diligente silenzio per tre anni e mezzo, esprimendosi solo su temi istituzionali, femminili e dell'immigrazione, adesso invece la presidente della Camera, presa da bulimia esternativa, entra rumorosamente in campo. Prima una lunga intervista al Corriere della Sera, poi un discorsetto durante la cerimonia dello scambio di auguri con la stampa parlamentare, infine alla consegna del premio De Sanctis a Giorgio Napolitano: la terza carica dello Stato deve aver annusato aria di elezioni anticipate. Anche il suo mandato, quindi, sta per scadere.

Legislatura al tramonto? «Sarà il Parlamento a decidere. Fino a quando c'è la fiducia e c'è una maggioranza, il governo continua». Meglio però non farsi prendere alla sprovvista. Ad esempio, dice, bisogna riunificare l'area a sinistra del Pd, quella da cui la Boldrini proviene. Ci sta provando Giuliano Pisapia, che ha la benedizione di Renzi ma non quello della presidente di Montecitorio. «Non cadiamo nella trappola dell'approccio precostituito. Apprezzo lo sforzo di Pisapia, però prima di alleanze dobbiamo parlare di programmi. Io mi voglio alleare innanzitutto con le persone che ho incontrato nelle periferie delle grandi città, dallo Zen a Quarto Oggiaro, da Corviale a Scampia, con le persone che danno risposte ai problemi e con i delusi che non ci credono più e aspettano un richiamo. Il Sud e i giovani hanno votato in massa No. Una volta letto il malessere, occorre trovare i correttivi».

E così sotto accusa finisce il governo uscente. «Mi auguro che la sinistra e il Pd riprendano il dialogo con i corpi intermedi, le riforme vanno bene quando coinvolgono e i sindacati» e vengono spiegate. Altrimenti capita come per la scuola, «si stabilizzano decine di migliaia di precari e si creano molti disagi». Paolo Gentiloni, che rispetto a Renzi «ha un'evidente discontinuità di stile», dovrà «rimettere le mani» sul Jobs Act. «I voucher hanno creato ancor più precariato; sostiene la Boldrini.

Quanto a Renzi, «non sta a me decidere il suo futuro, c'è una discussione aperta nel Pd: ma la priorità non può essere il ponte sullo Stretto, è la messa in sicurezza del territorio».