Bonaccini, da bersaniano doc a fedelissimo di Matteo

Ha sempre lavorato nel partito (Pds, Ds) e nelle amministrazioni locali. Si schiera con Bersani per due volte, poi diventa uno degli uomini più fidati di Renzi, coordinando la sua campagna nella scalata al Pd

Ha vinto ma non può esultare. Con un'affluenza così bassa (37,8%) c'è poco da stare allegri. Stefano Bonaccini è il nuovo presidente dell'Emilia Romagna, ma il suo partito, il Pd, perde oltre l’8% e centinaia di migliaia di voti rispetto alle Europee di appena sei mesi fa. Fino a poco più di un anno fa Bonaccini era un perfetto sconosciuto a livello nazionale. Solo nella sua Regione conoscevano il consigliere regionale ex bersaniano, poi divenuto fedelissimo di Renzi. Classe 1967, una vita nel partito e nell’amministrazione locale, si era fatto le ossa come assessore di Campogalliano, 8600 abitanti in provincia di Modena. Dal 1993 al 1995 ricopre la carica di segretario provinciale della Sinistra giovanile, poi nel ‘95 viene eletto segretario del Pds della città di Modena. Dal 1999 al 2006 è assessore al Comune di Modena, con delega ai Lavori pubblici, al patrimonio ed al centro storico. Dal 25 ottobre del 2009 è segretario regionale del Pd, dopo aver vinto le primarie (lo votano in 200 mila). Lui è bersaniano, e resta tale anche nelle primarie successive, quelle che sconfiggono Renzi come leader della coalizione del centrosinistra. Ma il centrosinistra non vince nel 2013 e il rapporto con l'ex segretario si logora.

Il "salto" tra le braccia di Renzi non è immediato, però arriva. Qualcuno gli dà del traditore, altri lo bollano come renziano dell'ultima ora. Insomma, critiche da destra e da sinistra. Lui va avanti. E Renzi lo premia con un incarico al top: Bonaccini ha l'onore e l'onere di coordinare la campagna per le primarie di Renzi, quelle con cui il sindaco di Firenze dà la scalata al partito. Bonaccini entra poi nella prima segreteria di Renzi come responsabile degli Enti locali.

Girano voci sulla sua possibile candidatura a sindaco di Modena, ma lui si tira fuori dalla corsa. Quando Errani esce di scena, il Pd vive una fase molto delicata. Si comincia subito a litigare e scoppia lo scandalo per i rimborsi ai gruppi regionali: indagine a carico, tra gli altri, di Matteo Richetti (che si ritira dalla corsa delle primarie) e Bonaccini (che però resta in corsa). Bonaccini viene ascoltato dai magistrati e ne esce pulito, i pm chiedono l'archiviazione. Vinte le primarie, si impone anche nelle Regionali. La "rossa" Emilia resta a sinistra. Ma a Bologna e dintorni il 2014 verrà ricordato per le urne deserte.

Commenti

angelomaria

Lun, 24/11/2014 - 12:58

E NON SYAYE A CHIEDEVI COME???!!!!