Bonanni lascia la guida Cisl a una donna anti Camusso

Il segretario a sorpresa si dimette: «La linea non cambia, ma rinnovamento necessario» Dietro la scelta pressioni interne e da Palazzo Chigi. Al suo posto la fedelissima Furlan

P ressioni «venute da dentro, ma anche fuori dal sindacato». Dove «fuori» sta per Palazzo Chigi e dintorni. Raffaele Bonanni, leader della Cisl e sindacalista spiccatamente riformista, dopo otto anni si prepara a lasciare la guida della seconda confederazione nelle mani di Annamaria Furlan, 56enne genovese attualmente segretario confederale e fedelissima dello stesso Bonanni. Dovrà dimostrare di essere ancora più riformista del predecessore e raccogliere le sfide lanciate dal governo Renzi.

Il cambio di guardia sarà ufficializzato oggi in una riunione della segreteria di via Po ed è frutto di una «decisione maturata quest'estate», spiegavano ieri, subito dopo l'annuncio, fonti del sindacato cattolico. La nomina di Furlan, salvo sorprese, arriverà in ottobre.

Niente di traumatico, quindi. Vero. A tirarsi indietro spontaneamente è Bonanni. Il mio tempo «è scaduto, serviva un segnale di rinnovamento», ha detto ieri. Ma dietro la decisione ci sono pressioni provenienti dalla confederazione e anche dal governo. Renzi appare disinteressato ai sindacati, è nemico di atteggiamenti conflittuali e immobili alla Cgil, ma detesta anche la vecchia concertazione. Cioè quella pratica secondo la quale le organizzazioni dei lavoratori garantiscono pace sociale e influenzano le scelte dei governi.

Bonanni non è riuscito a annodare con il premier un rapporto basato sul dialogo e nella Cisl (al pari di quello che sta avvenendo nella Uil) è cresciuta la voglia di dare un segnale di rottura forte con un cambio di vertice in rosa.

Scenario che al governo va benissimo. Un interlocutore nel mondo del lavoro meno ingessato rispetto alle tre sigle così come sono ora fa comodo e non dispiace nemmeno al Rottamatore. E queste esigenze dell'esecutivo hanno trovato orecchie attente dentro la Cisl.

Banco di prova sarà, manco a dirlo, l'articolo 18. La posizione della confederazione «non cambierà», così come non è mutata in questi anni, ha spiegato ieri lo stesso Bonanni. C'è quindi disponibilità a cambiare l'articolo dello Statuto dei lavoratori in cambio di contropartite. Magari a favore dei precari. «Quello che conta - ha aggiunto il segretario uscente - è che le persone che hanno più difficoltà e che sono in precarietà devono trovare una loro soluzione».

Dalla segreteria Furlan, dovrebbe quindi uscire una Cisl che si farà portavoce dei nuovi lavori, dei contratti a termine (che sono ormai la stragrande maggioranza delle assunzioni), e di tutta quella parte di mondo del lavoro che non conosce, e non è nemmeno interessata, all'articolo 18.

Con una donna al vertice, una sorta di anti-Camusso, cambierà lo stile del sindacato e anche il modo di mettersi in relazione con la politica, pronosticavano ieri sindacalisti. «I compromessi in stile Cisl», spiegava ieri un esponente della stessa confederazione, «ora che Renzi e anche Napolitano hanno sfidato il mondo del lavoro, non funzionano più». Ma nel Dna del sindacato cattolico non c'è nemmeno il conflitto (lo stesso Bonanni ha evitato che la Cisl prendesse questa strada), quindi la confederazione di via Po si ritiene pronta e si candida come punto di riferimento del sindacalismo non ideologico.

Sulla stessa strada troverà presto anche la Uil. All'ultimo congresso della Uilm di Reggio Calabria è di fatto andato in scena il cambio della guardia tra Luigi Angeletti e Carmelo Barbagallo. Anche se in questo caso la linea che terrà la confederazione laico-riformista non è ancora chiara. Al congresso dei metalmecanici Uil guidati da Rocco Palombella, Barbagallo ha attaccato il governo con toni più radicali rispetto a quelli di Angeletti, che è disponibile a valutare una riforma che tocchi anche l'articolo 18. I due cambi di vertice non sono casuali. Renzi ha sfidato il sindacato e le organizzazioni dei lavoratori di tradizione riformista sono state costrette a muoversi. E nemmeno l'appello di Giorgio Napolitano contro «i conservatorismi» di lunedì è estraneo a questo scenario, spiegava un esponente Uil.

Unica sigla che non sembra rispondere, se non sfidando il governo con il classico sciopero, è la Cgil di Susanna Camusso. Per il momento la sua leadership non è in discussione, ma se la mobilitazione in difesa dell'articolo 18 non avrà successo qualcosa potrebbe cambiare anche a Corso d'Italia.