Il Brasile ripudia Lula ministro Scontri in strada: «Arrestatelo»

Un giudice sospende la nomina che eviterebbe all'ex presidente il carcere per corruzione. Manifestanti in varie città tra molotov e lacrimogeni

Il Brasile è nel caos. Proteste e scontri sono in corso in varie città dopo che l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha accettato la proposta della sua delfina/socia Dilma Rousseff di entrare nel governo per occupare il ministero più importante di tutti, quello della Casa Civil. Ieri mattina Lula si è presentato a Brasilia per l'insediamento ma già la sera prima il palazzo presidenziale del Planalto si era trasformato in un campo di battaglia con migliaia di manifestanti inferociti che, scontrandosi con la polizia, hanno anche scagliato una bomba molotov contro il massimo simbolo del potere brasiliano. Pochi minuti prima della nomina, tuttavia, un magistrato ha bloccato l'iter, accusando l'ex sindacalista di avere inquinato e tentato di bloccare l'inchiesta anticorruzione del giudice Moro, oltre a volersi sottrarre alla giustizia. Disordini sono esplosi a San Paolo, Brasilia e in varie altre città, dove molti manifestanti hanno esibito striscioni contro l'attuale presidente Rousseff e contro l'ex capo di Stato: «Lula in carcere», scrivono, e mostrano l'ex capo di Stato dietro le sbarre.All'origine del caos c'è la proposta di entrare nel governo della presidente Rousseff e l'immediato «sì» con cui Lula ha accettato. Una decisione, questa, che nasce dalla necessità, sempre più impellente dell'ex sindacalista di evitare il carcere visto che, da ministro, Lula potrà godere di un'immunità a prova di bomba nonostante l'inchiesta per almeno quattro crimini (riciclaggio di denaro, occultamento di patrimonio, abuso di potere e associazione a delinquere nell'ambito dello scandalo Petrobras), e nonostante, dopo l'interrogatorio coercitivo del 4 marzo scorso, la richiesta d'arresto dell'idolo della sinistra nostrana fosse pronta per essere firmata del giudice Sergio Moro.Considerato il moralizzatore della supercorrotta politica brasiliana, il magistrato Moro sta combattendo da oltre due anni una battaglia a suon di mandati di cattura e di arresto che ricorda la nostra Mani Pulite e che ha fatto finire in manette i più importanti imprenditori verde-oro, a cominciare da Marcelo Odebrecht, un po' come se da noi mettessero dentro John Elkann. Da mesi Moro e la procura di Curitiba sono sulle «tracce» di Lula, considerato dagli inquirenti il deus ex machina, l'ideatore e il principale beneficiario dello schema di tangenti miliardarie che hanno portato sull'orlo del fallimento Petrobras, sino a qualche anno fa la multinazionale più capitalizzata e importante del paese del samba.Per questo in un crescendo di perquisizioni, interrogatori ed arresti, Lula non aveva più altra via d'uscita se non quella dell'immunità parlamentare, facendosi nominare super ministro della sua docile e controllata delfina Dilma Rousseff.Solitamente poco propensi a scendere in strada, non appena resa nota la nomina di Lula alla «Casa Civil», in tutto il paese decine di migliaia di brasiliani sono scesi in piazza. Un numero che è cresciuto in modo esponenziale non appena il giudice Moro ha reso pubbliche intercettazioni esplosive tra Lula e Dilma in cui era palese il tentativo dei due di evitare con l'escamotage ministeriale la galera per l'ex presidente. Altre intercettazioni, tutte effettuate legalmente dagli inquirenti, evidenziano in modo chiarissimo il tentativo di Lula e dei più importanti esponenti del suo partito, il PT, di «affossare» la Mani Pulite verde-oro, mettendo il bavaglio tanto alla polizia federale quanto ai magistrati che lo stavano per arrestare. Di certo non aiuta a placare gli animi la polarizzazione tra chi grida al golpe - a cominciare dalla sempre più ridicola Rousseff - e chi invece vorrebbe che, per una volta, la giustizia in Brasile riuscisse a colpire anche i politici del PT, a cominciare da Lula. «Il capo di tutti i capi» aliás «Luladrao» come gridano i suoi detrattori, sempre più numerosi in strada anche a causa della crisi economica causata dalle ruberie della sinistra lulista.