Calcetto e pizzini: macché 'ndrangheta era solo una bufala

Un articolo del Giornale scoprì il bluff. E la Procura di Locri archivia l'inchiesta

Denuncia in procinto di essere archiviata per «manifesta infondatezza». E il «merito» è anche un po' del Giornale che - nei giorni in cui tutti si stracciavano le vesti in difesa della squadra di calcetto femminile di Locri «minacciata dalla 'ndragheta» - uscì con un articolo dal titolo: La bufala delle minacce mafiose. Quei pizzini se li sono fatti in casa. Apriti cielo. I professionisti del buonismo (dalle anime belle della politiche ai grand commis dello sport, con in testa il folcloristico presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio ndr) ci accusarono subito di sottovalutare i «rischi mafiosi» che incombevano sullo Sporting Locri (pugnace squadra di balde ragazze militante in serie A. Peccato che, fin da subito, la Procura calabrese fosse stata molto cauta sui reali pericoli cosi da giocatori e dirigenti. Il 12 gennaio scorso, scrivevamo testualmente: «Due giudici seri come il procuratore di Locri, Luigi D'Alessio, e il pm Salvatore Cosentino che hanno in carico il fascicolo sulla vicenda, sono categorici: Se minacce ci sono state, non sono certo riconducibili alla criminalità organizzata». Ora le indagini sono state quasi completate; l'epilogo pare scontato: non luogo a procedere per mancanza di indizi. E nel fascicolo destinato all'oblio figurerebbe anche il servizio del Giornale che dava conto dell'eventualità che i presunti messaggi intimidatori altro non fossero che «materiale autoprodotto». Ma perché la criminalità organizzata doveva avercela contro lo Sporting Locri? Che interessi mafiosi o 'ndranghetistici potevano essere intaccati da una squadra femminile di calcetto? Nessuno. Meglio, piuttosto, spulciare i bilanci opachi dello Sporting Locri e far luce su dispetti e faide interne alla società. Le verifiche degli inquirenti hanno avvalorato questa ipotesi, accertando come la 'ndrangherta non c'entrasse nulla e che dietro i fantomatici pizzini si nascondesse in realtà una guerra tra correnti per il controllo del club. Nulla di penalmente rilevante, ma certo moralmente sconsolante. E per trovarne conferma basterebbe cliccare su sportinglocri.com (dominio oggetto anch'esso di un'aspra contesa sulla sua proprietà). Avvilente lo scenario, con invettive a raffica tra vecchi esponenti del club e nuovi uomini (e donne) del team nominati dalla cordata imprenditoriale subentrata a gennaio al comando dello Sporting dopo le dimissioni dell'presidente «minacciato». Intanto in rete è tutto un florilegio di vignette acidissime, post da querela, comunicati tragicomici, non meglio precisate accuse di «sessismo», schermaglie riguardanti ipotetici «debiti non onorati» con relative promesse di «rivedersi in tribunale». Il sito web dove, all'indomani dei presunti «avvertimenti mafiosi», era apparsa una pagina bianca con su scritto Chiuso per dignità, è stato trasformato in una sorta di bar sport virtuale dove si può scrivere (e leggere) di tutto di più: una blob, più che un blog. Comunque, roba davvero imbarazzante. Altro che 'ndrangheta...