Cameron contro i sindacati: scioperi (quasi) impossibili

Stop ai cortei con maggioranze risicate e più rispetto per cittadini e aziende. La replica: «Diritti a rischio»

Il governo inglese dichiara guerra ai sindacati e riscrive le regole del diritto di sciopero. Niente più manifestazioni di protesta indette da maggioranze risicate, maggior rispetto richiesto agli scioperanti nei confronti «della gente e delle aziende che lavorano».

Ieri, l'esecutivo conservatore ha presentato per la prima volta alla Camera dei Comuni la Trade Union Bill, ovvero la più innovativa - e per questo particolarmente contrastata - proposta di riforma della legge sul diritto allo sciopero degli ultimi trent'anni. Avrebbe voluto portarla avanti già durante il suo primo mandato David Cameron, ma non gli fu possibile poiché i Liberaldemocratici allora presenti nella coalizione di governo, si opposero. Adesso che ha le mani libere il premier ha quindi deciso che è giunto il momento di mantenere una delle promesse fatte nella sua campagna elettorale, anche perché l'iter legislativo è comunque lungo e la legge non potrà venir approvata prima del prossimo anno se tutto va bene. Tra i punti chiave della riforma figurano alcune forti limitazioni che hanno già mandato su tutte le furie l'intera opposizione laburista e tutti i sindacati. In base alla riforma lo sciopero non potrà venir indetto se i votanti non saranno almeno il 50% del totale degli iscritti e per quanto riguarda lo stato di agitazione nel settore pubblico sarà necessario il voto favorevole del 40% degli aventi diritto. I sindacati dovranno inoltre comunicare le loro intenzioni ai datori di lavoro 14 giorni prima della data fissata, consentendo alle aziende di coprire con lavoratori temporanei quelli assenti. Anche i cosiddetti contributi sindacali dovrebbero venir rivisti e non certo a vantaggio dei sindacalisti.

La riforma parla inoltre di azioni per combattere eventuali atti intimidatori nei confronti dei lavoratori che non scelgono di scioperare, ma al momento la messa al bando di alcune forme di picchettaggio sembra essere stata archiviata. Ce n'è comunque abbastanza per sollevare un gran polverone, cosa che è puntualmente accaduta ieri, durante il Question Time di Cameron. Il primo ministro si è scontrato duramente con la laburista Harriet Harman che ha accusato il governo di «voler attaccare il diritto dei lavoratori di esprimere la propria opinione sui salari e sulle condizioni di lavoro». «L'opposizione laburista ha mostrato di esser appiattita sulle posizioni dei sindacati» ha replicato Cameron aggiungendo che la pubblica opinione appoggia invece lo sforzo dei Conservatori per garantire che gli scioperi vengano indetti soltanto «per risolvere i problemi dei lavoratori» e «come ultima risorsa possibile».

Furiosa la reazione del sindacato, contrario a tutti i cambiamenti proposti. Se la legge dovesse venir approvata in questi termini, secondo Frances O' Grady, segretario generale delle Tuc, l'organismo che rappresenta le 143 organizzazioni sindacali britanniche, «sarebbe praticamente impossibile per i lavoratori esercitare quello che è un loro diritto democratico e libertà civile». «Verrebbe inoltre compromesso ancor di più il diritto di sciopero di chi opera nei settori pubblici fondamentali come per esempio le infermiere - ha spiegato O'Grady ai giornalisti della Bbc - e questo avvelenerebbe tutte le relazioni industriali nel nostro Paese».