Carminati vuole parlare I pizzini di Buzzi sul Pd: tramava contro Bersani

Iniziate le udienze del maxi processo Mafia Capitale «Il nero» promette rivelazioni e in molti già tremano Il ras delle coop: «Regolamento di conti nel partito» E Alemanno finisce nel tritacarne: chiesto il processo

RomaSi apre il processo a Mafia Capitale in un'atmosfera da circo, con 46 imputati, centinaia di testimoni e un esercito di avvocati intenzionati a far cadere l'aggravante mafiosa. Subito l'avvocato di Massimo Carminati fa sapere che «er Cecato» manterrà la promessa: parlerà. E Roma trema. L'ex Nar non è in aula, segue il dibattimento in videoconferenza dal carcere di Parma, ma la scena è tutta sua. «Stavolta è intenzionato a difendersi in modo diverso perché vuole chiarire molte cose e lo farà», avverte il suo legale, Giosuè Naso.

È questo «messaggio» a dominare la prima udienza del processo all'associazione di stampo mafioso che per la Procura ha operato a Roma fino allo scorso anno, corrompendo politici e funzionari pubblici per aggiudicarsi gli appalti grazie alla forza intimidatoria di Carminati e agli agganci imprenditoriali del ras delle cooperative Salvatore Buzzi, anche lui costretto a seguire il processo su uno schermo, dal carcere, da dove riesce comunque a inviare «pizzini» alla politica. Come? Con una decina di lettere in cui tira in ballo il Pd, alludendo a mandanti politici dell'inchiesta. Una di queste l'ha inviata a Corrado Formigli, che ieri sera ha letto alcuni brani di tutte le missive durante Piazza Pulita . Buzzi si chiede il perché di tanto accanimento sulla sua «29 giugno». E si risponde così: «Credo che sia una roba interna al Pd, non a livello nazionale, direi regionale. Tramite Carminati si vuole arrivare ad Alemanno (di cui proprio ieri è stato chiesto il rinvio a giudizio, ndr ) e questo è chiaro, ma tramite noi, coop vicina all'area politica di Bersani, si vuole arrivare ad una parte precisa del Pd, quella a trazione Bersani». Della serie, chi ha orecchie per intendere, intenda.

Per il resto l'udienza va avanti per ore tra schermaglie procedurali e costituzioni delle parti civili. All'appello non manca nessuno, da Confindustria ai nomadi del campo di Castel Romano, fino anche a dieci rifugiati politici e tre profughi. Tutti si ritengono vittime di Carminati&Buzzi: ben 55 parti civili per un totale di 150 persone. C'è il ministero dell'Interno, l'avvocatura dello Stato, gli amministratori giudiziari delle coop, la Regione, Roma Capitale (ma niente commissario Tronca al posto dell'ex sindaco Marino che tanto avrebbe voluto esserci), l'Ama, Lega Coop, una miriade di associazioni e il Codacons che insieme al Movimento 5 Stelle ha chiesto che il Comune non sia parte civile ma responsabile civile. Chi davvero entrerà nel processo verrà deciso la prossima udienza, il 17 novembre. Tra accusa e difesa sono subito scintille. Il primo affondo lo fa l'avvocato Naso cercando di ottenere l'ingresso in aula dei suoi tre assistiti, Franco Testa e Riccardo Brugia oltre a Carminati (l'unico in regime di 41 bis), costretti da un'ordinanza del presidente Rosanna Ianniello a seguire per ragioni di sicurezza le udienze in videoconferenza e detenuti in tre diversi penitenziari. «Questo è un processetto dopato - attacca il penalista - drogato da una campagna mediatica dietro alla quale c'è una regia precisa». Il pm Giuseppe Cascini non ci sta: «Tutti i processi sono seri e tutti gli imputati vanno rispettati - replica - non è elegante dire che questo è un processetto». Insiste l'avvocato di Buzzi, Alessandro Diddi, definendolo una «bufala capitale» e annunciando l'intenzione di rivolgersi al Tar per chiedere di annullare il divieto di assistere di persona alle udienze. Il presidente respinge tutte le eccezioni: il collegamento in videoconferenza non lede il diritto alla difesa. E autorizza le riprese Tv per l'interesse sociale del processo.