Il Carroccio ha già archiviato l'autonomia fiscale del Nord

Il Veneto votò al 98% il referendum per i maggiori poteri sul gettito. Ma la Lega non può rompere col M5s «sudista»

«Non siamo guerrafondai ma siamo molto incazzati perché vogliamo l'autonomia In Veneto», ha urlato il governatore Zaia dal palco di Pontida domenica scorsa. Una sottolineatura che potrebbe sembrare pleonastica in quella che è la sede storica dell'indipendentismo padano e che, ancor più oggi, esprime quelle istanze per tutta Italia visto l'exploit elettorale della Lega.

Vien qui da domandarsi perché Zaia abbia voluto lanciare quel messaggio visto che giocava «in casa», tanto più che i suoi colleghi governatori del Carroccio, il lombardo Fontana e il friulano Fedriga, sono stati molto più rassicuranti facendo riferimento a un'autonomia che arriverà presto. Il presidente della Regione Veneto aveva addirittura incontrato a metà giugno il ministro degli Affari Regionali, Erika Stefani, per fissare una sorta di cronoprogramma. Una mossa che aveva irritato non poco gli altri colleghi, in particolare il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ansioso di avviare l'iter.

È passato un mese ma non è accaduto nulla. «Mi aspetto che entro l'anno l'autonomia venga concessa - ha dichiarato giovedì scorso Bonaccini - non voglio pensare che chi ha sempre detto che era un percorso giusto ci metta più di un anno per concederla, anche perché oltre la metà del lavoro è già stata fatta». Queste parole spiegano il perché della sortita di Zaia: il governo ha anteposto questioni molto più appaganti in termini di consenso come lo stop all'immigrazione e il taglio dei vitalizi a un tema più divisivo come le autonomie regionali che, però, sono nel dna della Lega. Per fornire un ulteriore indizio di questa frenata è sufficiente raccontare che in Piemonte chi incalza Chiamparino sul tema dell'autonomia non è il Carroccio, bensì Forza Italia.

Nello scorso il 98,1% dei veneti ha votato sì alla richiesta di una maggiore autonomia. Volontà popolare poi recepita da un accordo tra il governo Gentiloni e Veneto, Lombardia ed Emilia per una devolution sostanziosa. La parte ricca del piatto è la maggiore compartecipazione al gettito fiscale locale (il Veneto è contributore netto verso il resto del Paese per 28 miliardi di euro) e l'applicazione dei costi standard. Il Nord ha molto da guadagnare in questa partita. Peccato, però, che al governo ci siano i Cinque stelle che sono la forza più votata al Sud e che, quindi, non possono dare l'ok a una processo che, in teoria, potrebbe essere penalizzante per il resto del Paese. E di sicuro la Lega di Matteo Salvini non può aprire una crisi su questo tema tanto più che all'orizzonte potrebbero esserci altre cambiali da portare all'incasso come la dual tax.

Resta da capire perché Zaia non sia andato oltre quell'esternazione. Secondo alcuni rumor, il governatore non avrebbe voluto esasperare le frizioni con lo stato maggiore leghista. C'è bisogno di sostegno a Palazzo Chigi e in Parlamento. In primis, per garantire serena navigazione alla legge delega sull'autonomia (quando - e se - sarà varata). In secundis, perché sono in molti a sostenere che a Zaia non dispiacerebbe un terzo mandato. La recente legge elettorale veneta ha abolito i limiti di due consiliature per gli eletti. La circostanza avrebbe irritato Zaia che, tuttavia, potrebbe seguire l'esempio di Formigoni (ricandidatosi al cambio di legge) oppure sperare in una modifica della normativa attuale. Chi l'approvo? Umberto Bossi.

Commenti
Ritratto di Maximilien1791

Maximilien1791

Sab, 07/07/2018 - 09:11

Gentile De Francesco, mi scusi ma quando Lei scrive "Peccato, però, che al governo ci siano i Cinque stelle che sono la forza più votata al Sud e che, quindi, non possono dare l'ok a una processo che, in teoria, potrebbe essere penalizzante per il resto del Paese" , mi viene il sospetto che lei non abbia capito nulla dell'autonomia differenziata, i soldi sono di più solo se verranno gestiti meglio dalle regioni allo stato non cambia nulla. Inoltre Lei sembra ignorare che al referendum sull'autonomia il M5S in Lombardia era a favore cosi come in Veneto, addirittura il PD lo era, e dunque adesso come potrebbe il M5S al governo dire di no ? Le sue conclusioni sono basate sul nulla anzi totalmente sbagliate perché anche le regioni del Sud vorrebbero l'autonomia differenziata che però non può essere concessa se i conti regionali sono in rosso, questo almeno lo sa ?

INGVDI

Sab, 07/07/2018 - 09:14

Fino a quando Salvini potrà prendere in giro i veneti sui temi economici e sull'autonomia regionale? E fino a quando i veneti non si renderanno conto che sono stati e sono presi in giro da Salvini?

Ritratto di Maximilien1791

Maximilien1791

Sab, 07/07/2018 - 10:44

INGVDI, fino a quando andrai a avanti a scrivere cose false e prive di alcuna argomentazione ?

Epietro

Sab, 07/07/2018 - 10:46

Il chiedere maggiore autonomia può sembrare un atto egoistico. Più che l'autonomia da concedere, secondo il mio parere, bisognerebbe toglierla a quelle regioni che già l'hanno e che producono sperperi incredibili a danno di altre regioni che pagano anche per loro.

guardiano

Sab, 07/07/2018 - 10:51

igvdi, caro il mio ottuso, Salvini non ha bisogno di prenderti in giro, in giro col cervellino unito all'indottrinamento che hai è una vita che ti prendi in giro da solo, il tuo guaio è che non te ne accorgi neanche.

sgarbistefano

Sab, 07/07/2018 - 11:00

Cari Veneti, vogliamo tornare alla "Padania"? La Lega avrebbe maggioranze bulgare, potremmo blindare la frontiera del Po, riempire di motovedette il mar ligure ed adriatico per fare i respingimenti, potremmo essere una "Svizzera del Mediterraneo", ricchi e con pochi debiti, potremmo applicare una flat-tax al 10%, avremmo la piena occupazione, una sanità di eccellenza e tutti in pensione a 62 anni... magari potremmo anche uscire dall'Euro e tornare a battere moneta. Sarebbe meraviglioso!... Ma alla fine funzionerebbe? Forse andrebbe ristudiata un po' la storia, anche in senso geo-politico, chedendoci ad esempio perchè Venezia, la più grande e ricca potenza commerciale del medioevo, ad un certo punto cominciò un irreversibile declino economico che la isolò dal commercio, globale rendendola insignificante. Ogni scelta ha i suoi vantaggi e le sue controindicazioni: è sempre meglio conoscere anche queste ultime, prima di decidere.

Ritratto di Nahum

Nahum

Sab, 07/07/2018 - 11:48

La lega l'é morta

Giorgio1952

Sab, 07/07/2018 - 12:09

“Il Carroccio ha già archiviato l'autonomia fiscale del Nord” e ieri Del Vigo titolava “Il Nord al Carroccio : ci avete abbandonato”, descrivendo il disagio degli imprenditori per le misure del governo, che speravano nella flat tax e invece si ritrovano più vincoli; il Veneto votò SI al 98% per maggiori poteri regionali sul gettito, un referendum comunque farlocco al quale adesso Zaia toglie peso, al contrario Fontana e Fedriga sono molto più rassicuranti e fanno riferimento a un'autonomia che arriverà presto. La posizione di Zaia segue la linea di governo, che ha anteposto questioni molto più appaganti in termini di consenso come stop all'immigrazione e taglio ai vitalizi a un tema più divisivo come le autonomie regionali, tutto questo per non rompere con il M5S sudista. Quindi la Lega dura e pura è scontenta, il M5S sta perdendo voti, FI ricandida il Cav e va verso l’estinzione e il PD dorme. Fonderò un partito

corto lirazza

Sab, 07/07/2018 - 12:17

ohibò!

internauta

Sab, 07/07/2018 - 13:10

@ sgarbistefano Il Veneto non sarà più una potenza mercantile, perché ormai le “vie della seta” solcano gli oceani, ma un’ipotetica Repubblica Serenissima, reintegrata con i territori che possedeva, sarebbe sicuramente una potenza turistica e manifatturiera. Le ricordo che agli inizi del ‘500, quando vari territori lombardi e romagnoli chiedevano l’annessione alla Serenissima, prefigurando già allora una possibile unificazione del nord d’Italia, lo Stato Pontificio, guidato dal papa genovese Giulio II, con il pretesto che Venezia prevaricava il diritto pontificio sulla nomina dei vescovi della Serenissima, scatenò contro Venezia l’intera Europa, riunita nella Lega di Cambrai, con la Francia in prima fila, vogliosa di mettere le mani sui territori lombardi e veneti. Il risultato fu che il nord Italia dovette aspettare altri tre secoli per riunificarsi, non autonomamente, ma attraverso una costola francese, i Savoia. Grazie Francia.

internauta

Sab, 07/07/2018 - 13:14

@sgarbistefano Il Veneto non sarà più una potenza mercantile, perché ormai le “vie della seta” solcano gli oceani, ma un’ipotetica Repubblica Serenissima, reintegrata con i territori che possedeva, sarebbe sicuramente una potenza turistica e manifatturiera. Le ricordo che agli inizi del ‘500, quando vari territori lombardi e romagnoli chiedevano l’annessione alla Serenissima, prefigurando già allora una possibile unificazione del nord d’Italia, lo Stato Pontificio, guidato dal papa genovese Giulio II, con il pretesto che Venezia prevaricava il diritto pontificio sulla nomina dei vescovi della Serenissima, scatenò contro Venezia l’intera Europa, riunita nella Lega di Cambrai, con la Francia in prima fila, vogliosa di mettere le mani sui territori lombardi e veneti. Il risultato fu che il nord Italia dovette aspettare altri tre secoli per riunificarsi, non autonomamente, ma attraverso una costola francese, i Savoia. Grazie Francia.

il veniero

Sab, 07/07/2018 - 15:04

spero che stavolta non censuriate : se la Lega ignora le ancora forti istanze autonomiste facendo abortire i referendum , si suiciderà . Io x primo la boicotterò .

Fabio_74

Sab, 07/07/2018 - 20:02

Perchè c'era qualcuno che pensava che quei referendum sull'autonomia contassero qualcosa? E' sempre stupefacente come gli italiani possano essere presi in giro a più riprese e ad intervalli regolari, senza alcun problema.

sgarbistefano

Dom, 08/07/2018 - 06:38

@ Internauta. La ringrazio per la cortese risposta. Osservo che, agli inizi del '500, la Serenissima era ancora una potenza economica di prima grandezza. A distanza di quasi tre secoli la situazione erà radicalmente diversa, al punto che Napoleone I considerò la Repubblica Veneta come merce di scambio, "regalandola" agli Austrici (i Veneti non dimenticano!). Il senso è che occorrerebbe fare i conti non solo con le potenzialità economiche interne, ma anche con gli inevitabili "fattori esterni": Germania e Francia (soprattutto quest'ultima) esistono ancora, con le loro evidenti aspirazioni egemoniche nell'ambito di un'Europa che a tutt'oggi - ben lungi dall'essere una moderna "unione" - assomiglia più ad un condominio di Stati di ottocentesca memoria. Ed infatti, a ben vedere, gli atteggiamenti di un Sarkozy o di un Macron nei confronti degli Italiani non sono poi così distanti da quelli di un Luigi XII o dei due Bonaparte.