Case occupate e risarcimenti Viminale a rischio stangata

In arrivo nuove condanne per il ministero che non ha sgomberato gli abusivi. Pronti i ricorsi

La risposta del ministero dell'Interno è arrivata con quasi un mese di ritardo. Una sentenza di novembre ha sancito un principio bomba. In sintesi: se lo Stato ritarda nello sgombrare un immobile occupato abusivamente, poi deve risarcire la proprietà. Deve restituire il mancato guadagno, ma anche eventuali danni all'edificio causati dagli occupanti. Con relativi interessi. La notizia, riportata dal Giornale il 16 novembre scorso, riguarda una sentenza del tribunale di Roma che ha condannato il Viminale a rimborsare circa 267 mila euro al mese che la proprietà dell'immobile avrebbe incassato (due palazzi tra il centro di Roma e l'Eur). L'occupazione è ancora in corso, il conto da 3,2 milioni all'anno partirà dal 2013, quindi già oggi è intorno ai 15 milioni. Il ministero guidato da Marco Minniti, questa la prima novità, ha presentato appello.

Ma nei prossimi giorni potrebbero arrivare sorprese. Altre sentenze che condannano lo Stato, in particolare il dicastero dell'Interno, a risarcire altri proprietari di immobili che hanno dovuto aspettare oltre il dovuto lo sgombro. Gli avvocati di Confedilizia sono al lavoro da tempo per vedere riconosciuto un diritto che considerano elementare. La possibilità di rientrare in possesso di un bene occupato illegalmente.

Uno scenario da brivido per il governo e per le casse pubbliche. Basti pensare che solo a Roma ci sono più di cento edifici occupati. Che le occupazioni abusive riguardano spesso grandi edifici, quindi con potenziali perdite e danni enormi. Ma che ci sono anche migliaia di piccoli proprietari di abitazioni occupate illegalmente che attendono invano un intervento (la newsletter di Confedilizia ha una rubrica dedicata a questa categoria di iscritti che si chiama significativamente «Quelli che aspettano»).

Una misura contenuta nel decreto sicurezza delle città del ministero dell'Interno, offre al Viminale un appiglio per evitare l'accusa di interventi tardivi. In sintesi, il provvedimento prevede che i prefetti e i sindaci possano intervenire tra una sentenza di sgombero e la sua esecuzione. Devono valutare eventuali problemi di ordine pubblico. L'amministrazione comunale deve attivarsi per trovare alternative, nel caso in cui gli occupanti siano persone in stato di bisogno. Nella difesa della sentenza di novembre, gli avvocati dello Stato hanno già speso la tesi del mancato intervento del comune di Roma. Ma i giudici hanno deciso che il diritto dei proprietari viene prima. E che non debbano essere loro a pagare problemi di comunicazione tra istituzioni pubbliche e le inefficienze di governo e autonomie locali.

Le forze di sicurezza devono intervenire «nell'interesse del singolo», si legge nelle motivazioni della sentenza. Un principio dello stato di diritto, che suona quasi rivoluzionario in uno stato molto bravo a sancire principi e tutele generosissime (ad esempio verso chi non a casa) quanto pronto a fare pagare il conto ad altri. Nella speranza che nessuno chieda il rispetto dei diritti di chi possiede un immobile.