Caso Fiber, Conte: "Incarico prima della premiership"

Il premier Conte riferisce in Aula sul caso Fiber e di fatto respinge le accuse. Ma rivela di aver incontrato i leader di M5s e Lega: sapeva già di essere premier?

Il premier Conte ha riferito in Parlamento sul caso Fiber sollevato dal Financial Times. Il caso riguarda un presunto conflitto di interessi proprio a carico del presidente del Consiglio che nel maggio del 2018, prima di insediarsi a palazzo Chigi avrebbe prestato una consulenza come avvocato per un fondo finito sotto inchiesta in Vaticano. Conte sarebbe finito nel mirino per aver svolto una consulenza professionale al fondo Fiber 4.0, azienda di cui è proprietario per il 40 per cento il finanziere Raffaele Mincione. Fiber, come è noto, aveva l'obiettivo di prendere il controllo di Retelit, una società che gestisce ben 8mila chilometri di fibra ottica su tutto il territorio nazionale, ma nel processo di acquisizione ha prevalso un'altra cordata, quella rivale. Proprio in quel momento intervenne Conte come consulenze suggerendo di esercitare da parte del governo la "golden power". Pochi giorni dopo lo stesso Conte si sarebbe accomodato sulla poltrona di palazzo Chigi. Nel suo intervento in Aula, Conte ha spiegato la sua posizione: "La richiesta di riferire sulla questione di un presunto conflitto di interessi, connesso a un incarico professionale da me assunto precedentemente al conferimento dell’incarico di presidente del Consiglio dei ministri, mi permette di fare chiarezza su una vicenda che è stata oggetto di attenzione da parte di alcuni organi di stampa".

L'incontro con Salvini e Di Maio

Poi lo stesso premier ha parlato del suo incontro con Salvini e Di Maio che di fatto, seppur non in modo ufficiale, gli ha dato l'investitura di premier in pectore: "Ho letto che alcuni organi di stampa riferiscono di un incontro avvenuto a Milano, nella serata del 13 maggio, con i leader dei due partiti che poi avrebbero sostenuto il nuovo esecutivo. Preciso che questo primo incontro, evidentemente interlocutorio rispetto al conferimento dell’incarico di governo (avvenuto, lo ricordo, il 23 maggio, a seguito della designazione da parte dei gruppi parlamentari avvenuta solo il 21 maggio), questo primo incontro, dicevo, è comunque intervenuto a distanza di giorni dall’accettazione dell’incarico e quando l’attività di studio della questione giuridica e di elaborazione del parere era ormai terminata. A conferma di questo preciso che il parere è stato consegnato il giorno dopo, il 14 maggio".

La Golden Power

A questo punto il premier parla di quella sua consulenza e ricostruisce la tempistica di quel parere a pochi giorni dal giuramento nelle mani di Mattarella: "Ho accettato l'incarico di redigere il parere per la società Fiber 4.0 quando non ancora ero stato designato Presidente del Consiglio, in un momento in cui io stesso non potevo immaginare che di lì a poco sarebbe nato un esecutivo da me presieduto, che poi sarebbe stato chiamato a decidere sull'esercizio o meno della c.d. Golden Power con riguardo all'operazione Retelit".

Il Cdm su Fiber

Infine Conte ha sostenuto di non aver preso parte al Consiglio dei ministri del 7 giugno del 2018 che ha affrontato proprio il nodo Fiber: "Mosso da questo scrupolo - ha ricordato - scrissi al Segretario generale pro tempore una lettera, protocollata in data 6 giugno 2018, con la quale lo informavo della mia determinazione ad astenermi da qualsiasi atto e, comunque, dalla partecipazione in qualsiasi forma a questo procedimento. Conseguentemente, non presi parte alla seduta del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018, nel corso della quale fu esaminata la questione. Preciso che l’intera seduta del Consiglio dei Ministri fu presieduta dall’allora Vice Presidente e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini".

Bagarre in Aula

Le parole di Conte non hanno però convinto le opposizioni. All'interno dell'Aula di Montecitorio si è scatenata una vera e propria bagarre. A scatenare la tensione l’intervento della deputata del Movimento cinque stelle, Anna Macina, che ha accusato Matteo Salvini di essere "scappato dal confronto parlamentare", quando era ministro dell’Interno, "dal caso Arata fino all’inchiesta su Savoini". Immediata la reazione dai banchi della Lega, con cori "elezioni, elezioni", con gli altri gruppi del centrodestra ad accodarsi, e con il grido "poltronara" indirizzato a Macina. Il presidente dell’Assemblea di Montecitorio, Roberto Fico, è dovuto intervenire più volte per riportare la calma. Il coro "elezioni, elezioni" si è ripetuto anche in occasione dell’intervento del deputato del Partito democratico, Michele Bordo.

Commenti

Renadan

Mer, 06/11/2019 - 08:24

Questo governo sta producendo solo Odio

Ritratto di gianniverde

gianniverde

Mer, 06/11/2019 - 08:45

Penso che sarebbe meglio che si prendesse un buon avvocato e non un avvocato del popolo.