Caso Rossi, il Csm si schiera con gli amici del Pm

Il Consiglio rinnova la fiducia a Fanfani e Palamara, giudici del fascicolo sulla garçonnière

Il procuratore Roberto Rossi con Marco Donati (Pd)

Solidarietà. Ieri il Csm va in fibrillazione per l'articolo del Giornale che parla del caso Rossi. E i consiglieri si schierano con i colleghi sotto i riflettori: Giuseppe Fanfani e Luca Palamara. Roberto Rossi, il procuratore della Repubblica di Arezzo, ha un legame collaudato con i due: l'ex sindaco di Arezzo Fanfani, avvocato e oggi presidente della Prima commissione dell'organo di autogoverno della magistratura, l'ex numero uno dell'Anm Palamara.

Incroci. Coincidenze. Suggestioni, ma anche rapporti cementati dalla consuetudine. Nulla di male, solo il Giornale sottolinea che la prestigiosa coppia Fanfani-Palamara guida l'organismo, appunto la Prima commissione, chiamato ad affrontare nelle prossime settimane l'imbarazzante vicenda della garçonnière.

Per la precisione, fra il 2010 e il 2011 Rossi aveva le chiavi di una appartamento che frequentava con le sue amiche, avvocatesse secondo la vox populi. Una casa situata nei dintorni di Arezzo e occupata da Rossi per un anno e mezzo, a quanto risulta, senza versare un euro per il canone e le spese condominiali. Quella storia, irrilevante dal punto di vista penale, potrebbe diventare una macchia sul prestigio e il curriculum che dovrebbe essere al disopra di ogni sospetto, voce o gossip.

La Prima commissione esaminerà la vicenda su input del Comitato di presidenza che ha aperto il dossier. Il Giornale, dopo aver raccontato tutti i passaggi della storia che molti ad Arezzo conoscevano da anni, si concentra sulla Prima commissione. Fanfani è stato il primo cittadino di Arezzo, la città di Rossi, prima di approdare nel 2014 a Roma. Ma, in un interminabile gioco di specchi, è anche considerato l'avvocato di riferimento di Banca Etruria, l'istituto di credito oggi al centro dell'indagine avviata dal pm. Palamara, invece, è stato al timone dell'Anm fra il 2008 e il 2012, nello stesso periodo Rossi era nella giunta dell'associazione.

Fatti. Non opinioni. Utili per comprendere il contesto in cui matura il procedimento che potrebbe chiudersi con l'archiviazione oppure con il trasferimento di Rossi per incompatibilità ambientale.

Questa è la trama. Ma a Palazzo dei Marescialli l'articolo non passa inosservato. Anzi, suscita qualche malumore. Viene interpretato da più un consigliere come un attacco preventivo, a freddo, alla credibilità dei consiglieri e più in generale dell'istituzione. E allora il plenum vira su quel tema e si apre con un dibattito che è in sostanza un atto di fiducia verso Palamara e Fanfani.

In verità il Giornale non si è mai permesso di mettere in dubbio la correttezza e le capacità dei due, ma ha solo ricostruito una rete di relazioni, peraltro legittime.

Dopo le vacanze finalmente si passerà all'esame della vicenda: relatore il togato Aldo Morgigni.

Commenti
Ritratto di manasse

manasse

Gio, 22/12/2016 - 09:21

e sarà la solita storia "cane non mangia cane"

Ritratto di semperfideis

semperfideis

Gio, 22/12/2016 - 14:38

Poverini...mo Poverini....come mi fanno pena...soliti giochetti dei Radical....Chic.....rosso...che ..non si vergognano mai....un solo appunto....se fosse e dico se ....fosse stato amico del Berlusca con gli stessi fatti....allora avremmo i girotondini il popolo viola....quelli della pace la sinistra tutta sarebbero in piazza....ma loro sono amici...del cerchio magico....quindi se c'è qualcosa di rilevante andiamo alla prescrizione se invece ci sono prove schiaccianti...il fatto non sussiste con buonoa pace di Magistratura Sdemocratica...questa è l'Italia della sinistra