La cattiva maestra no global: "I poliziotti devono morire"

Lavinia Flavia Cassaro insegna alle elementari ma è una barricadera: «Pentita? Dovrei prendere il fucile»

Una professionista delle mobilitazioni per le cause più estreme. Una presenza quasi fissa nei cortei no global, dal Piemonte alla Sicilia. Una che odia la polizia, e che è pronta a prendere il fucile. Lavinia Flavia Cassaro, 38 anni, è tutto questo. Il problema è che è anche una maestra. Una che prima o poi lo Stato pagherà per salire in cattedra, per spiegare ai bambini che ammazzare uno sbirro non è reato.

C'è voluto poco, per darle un nome, dopo le immagini trasmesse lunedì sera da Matrix, e definite in diretta «uno schifo» da Matteo Renzi. Si vedono gli scontri in piazza a Torino, quelli dove un agente si è trovato con la gamba devastata da un ordigno imbottito di chiodi. Si vede lei, in preda a una sorta di crisi isterica, urlare insulti feroci in faccia ai poliziotti, «vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire... mezza cartuccia del cazzo, vergognati schifoso». Ma anche lei, più tardi, calma, che davanti al microfono di Angelo Macchiavello non si rimangia nulla, non dà la colpa alla tensione dei momenti: «Non ho detto niente di sbagliato. In questo momento stanno proteggendo il fascismo. E io potrei trovarmi, fucile in mano a lottare contro questi individui».

È lei stessa a dire all'inviato di Mediaset di fare la maestra. Possibile? Sì, possibile. Ieri le immagini di Matrix vengono acquisite dalla Digos di Torino. «È la Cassaro», dicono subito alla sezione che si occupa dei centri sociali, gli agglomerati di antagonisti e teppisti che da anni infestano Torino. Non è una leader, neanche una portavoce. Ma al «Gabrio», uno dei covi dei violenti dell'ultrasinistra, la conoscono più che bene. E altrettanto bene la conosce la Digos. È una militante dei comitati no Tav, quelli che da anni si battono contro l'Alta Velocità in Val Susa. Ma il suo nome compare anche nei rapporti sulle attività in Sicilia dei no Muos, i gruppi che cercano di impedire l'istallazione dei sistemi radar della Nato a Niscemi.

Sembra il ritratto di una delle tante facce che popolano l'universo antagonista, i globetrotter della protesta che si spostano ovunque vi sia qualcosa da contestare. Ma c'è, a rendere tutto più indigesto, quel dettaglio che lei stessa rende noto. Lavinia fa la maestra elementare. Lavora nella scuola pubblica. E anche se Renzi dice «andrebbe licenziata su due piedi», mettere in pratica il proposito non è così facile.

La notizia buona è che la Cassaro non è di ruolo. È da anni nelle graduatorie, anche come maestra di sostegno: un ruolo ancor più delicato, accanto ai bambini con problemi maggiori. Le prime notizie la indicano come in servizio all'Onnicomprensivo di Moncalieri. Ma, interpellati ieri, i dirigenti scolastici dei due istituti in cui si è diviso l'Onnicomprensivo escludono che sia in organico e nemmeno tra le supplenti («per fortuna»).

La notizia cattiva è che ha insegnato, anche come maestra di sostegno; e che prima o poi, come supplente o in pianta stabile, la pasionaria del no Tav, in attesa di prendere il fucile contro i poliziotti, tornerà in classe. Le spetta di diritto, essendo ormai in graduatoria da anni. E, per quanto inverosimile possa sembrare, né le sue urla ai poliziotti della Celere né le sue dichiarazioni possono farla cancellare dalle graduatorie. Perché nel 2016 una legge ha cancellato dal codice penale il reato di ingiurie a pubblico ufficiale. E senza una condanna, la donna che vuole i poliziotti morti diventerà maestra.