«Cercava la leggerezza ovunque come i gioielli berberi nei suk»

Il presidente Medusa: «Travolgente quando parlava dialetto»

Serena Coppetti

La prima volta che si sono stretti la mano è stato in barca, molti anni fa. Lei con il suo kaftano colorato, i gioielli marocchini e il suo sorriso contagioso. Lui, un giovane giornalista alle prime armi, «anzi, diciamo pure disarmato». Una stretta di mano, uno sguardo e un'intesa. Lei è della Lomellina, lui è della Bassa. E allora, che importa se anche si è nella Sardegna più blasonata, su una barca di un industriale in compagnia dell'aristocrazia più aristocratica che c'è. Il dialetto è lo stesso, quello pavese. Le origini sono lì, per entrambi.

Carlo Rossella, presidente di Medusa, se lo ricorda bene quel primo incontro con la contessa Marta Marzotto. Perché lui, non si sentiva proprio a suo agio con la lingua del popolo in quell'ambiente dove invece lei, figlia di un ferroviere e di una mondina, non ha mai avuto nessuna ritrosia a raccontare da dove arrivava. Da allora in poi tutte le volte che si sono incontrati parlavano sempre in dialetto. Ovunque fossero e con chiunque fossero.

«Era una grande aristocratica proprio perché aveva origini proletarie - racconta come un fiume in piena Rossella - Come si sarebbe scritto sui grandi giornali americani di una volta è una persona che non dimenticherò mai». Ultimamente non si erano più frequentati spesso. «Con lei si parlava di tutto. Della sua passione per i viaggi, del Marocco, dell'Africa, del Medioriente, di letteratura e di pittura. Si parlava di cucina, come fare bene il cus cus oppure cuocere un maialino in mezzo al deserto. Non si parlava di politica. Mai. Era una cosa troppo noiosa». E lei scacciava la noia. L'ha sempre messa al bando dalla sua vita. «Io alla vita ho sempre sorriso, lei a me non sempre», ha confessato in un'intervista Marta Marzotto. Non lo diceva e basta.

«Credo sia una delle persone che ho conosciuto che amavano di più vivere. Era una donna simpatica - ricorda ancora Rossella - anzi empatica... travolgente, poi con quel suo modo unico di indossare abiti e gioielli. Mi faceva ridere. A lei piaceva ridere. Più ridere che piangere» nonostante la vita gli abbia dato più volte l'occasione di farsi travolgere dalla sofferenza. «Quando vedeva una persona triste Marta Marzotto riusciva sempre a far tornare il sorriso. Sapeva consigliare, aiutare, sostenere... ha sempre perseguito la sostenibile leggerezza dell'essere. Cercava, nonostante tutto, lo scorrere placido e allegro della vita». Per sé ma anche per chi la circondava nei salotti. Carlo Rossella ricorda bene i suoi consigli per la sua attività professionale. «D'altronde era stata artefice, protagonista e vittima del giornalismo. È vissuta sull'onda del gossip e non le ha mai fatto né caldo né freddo». È la forza di quei pochi eletti che sanno da che parte devono stare, sempre e nonostante tutto. «Mi diceva Non te la prendere, affronta le cose con un po' di leggerezza, non ti crucciare. Perché per lei quello che contava era la soavità dell'esistenza». Quella leggerezza che lei indossava cucita nei suoi abiti. «Li andava cercare a Marrakech, nei suk, così come i gioielli berberi. La conoscevano tutti perché andava a scegliere i ricami, i colori, i tessuti. E se qualcun altro andava per comprare nei suk non era difficile che si sentisse dire compri questo l'ha comprato anche Marta Marzotto».