«Ci sono 26 miliardi di fondi Ue Ma il governo non sa spenderli»

Roma«Renzi in cambio del voto a Juncker ottenga la modifica dei Trattati: solo escludendo dal Patto il cofinanziamento italiano ai programmi Ue potrà varare investimenti, rilanciare l'occupazione e uscire dalla crisi. Sarebbe quello il vero Jobs Act». Il consiglio arriva da Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei, già consulente del secondo governo Prodi.
I leader europei hanno approvato il 27 giugno il documento «Strategic Agenda for the Union in Times of Change». È la fine dell'austerità?
«No. Se il Patto rimane quello esistente non c'è flessibilità. Il premier avrebbe dovuto far scrivere in quel documento che un margine è concesso sull'applicazione delle “regole d'oro” dell'articolo 126 del Trattato di funzionamento della Ue rafforzate dal Fiscal Compact».
A quale obiettivo dovrebbe puntare l'Italia?
«Al posticipo del pareggio di bilancio di 5 anni o allo sforamento del rapporto deficit/Pil almeno al 4%. La Francia nel 2013 ha sforato al 4,3%, nel 2012 al 4,9; la Gran Bretagna nel 2013 al 5,8%, nel 2012 al 6,1. Perché impiccarci al 3% da 2 anni se inglesi e francesi lo violano? I trattati o valgono per tutti o si cambiano».
Qual è la condizione minima da ottenere da Juncker?
«Escludere dal computo del 3% il cofinanziamento italiano. Sono 55 miliardi fino al 2020, la metà dei 110 miliardi dei programmi regionali e nazionali cofinanziati dai fondi Ue. L'Italia avrà due canali finanziari. Primo: i rimanenti 26,4 miliardi del ciclo 2007-2013 cofinanziati da Fesr, Fse E Feasr. Dobbiamo spenderli entro il 2015 altrimenti l'Ue riprenderà il contributo. Secondo: gli 84,2 miliardi dei programmi 2014-2020: metà cofinanziamento Ue, metà italiano. Spendere bene questi fondi equivarrebbe a un vero Jobs Act».
Secondo Grillo la Ue non deve dare fondi all'Italia perché vanno alla mafia. Il professor Perotti propone, invece, di usare i fondi Ue per il taglio del cuneo fiscale.
«Sono risposte sbagliate a un problema vero. Il governo deve fare il contrario: riprogrammare il sistema produttivo e creare lavoro per sottrarre alle mafie il controllo dell'economia meridionale. L'Ue bocciò la proposta di usare il cofinanziamento per tagliare il cuneo (quei denari sono vincolati a programmi di sviluppo). Peraltro tale soluzione fallì già in Irlanda negli anni '90: le Zone Franche Urbane attrassero aziende straniere; finiti gli sconti le imprese fuggirono verso l'Est. Non si può confondere competitività con dumping fiscale».
Renzi ha dichiarato che «il mancato uso dei fondi europei grida vendetta».
«Renzi sia coerente. E usi bene i programmi 2007-2013 che il suo governo gestisce con Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Sono 4,9 miliardi di programmi cofinanziati nelle regioni convergenza da spendere entro il prossimo anno».
Può farci alcuni esempi di dotazioni da spendere entro il 2015?
«Il ministro Giannini ha 1.684,5 milioni del Pon Ricerca e Competitività: potrebbe far tornare i ricercatori meridionali fuggiti all'estero e bloccare la fuga di quelli che continuano ad andarsene. Lupi ha 1.134,5 milioni del Pon Reti e Mobilità: potrebbe estendere l'alta velocità fino a Lecce o concludere la Salerno-Reggio Calabria. Franceschini ha 381 milioni del Pon Attrattori Culturali: potrebbe pagare la conservazione di Pompei. Galletti ha 479,4 milioni per le Rinnovabili. Sempre la Giannini ha 710 milioni dei due Pon Istruzione: potrebbe riqualificare gli edifici scolastici. Alfano ha 325,6 milioni del Pon Sicurezza: potrebbe digitalizzare gli atti giudiziari di tutte le Procure».
Cosa dovrebbe fare Renzi?
«Ciò che chiede la Ue. Il 10 marzo la Commissione in 45 pagine di Osservazioni ha sollecitato una “procedura di verifica” del personale delle autorità di gestione dei fondi Ue. Lo abbiamo fatto? No, le raccomandazioni Ue del 2 giugno ci riprendono su questo. Da qui occorre partire per recuperare credibilità».