Il cinismo dei renziani sulla sorte del direttore generale

Ufficialmente il consiglio d'amministrazione della Rai di cui faccio parte, in programma anche il 4 maggio, è stato convocato oggi all'ultimo momento, subito dopo l'audizione da parte della Commissione parlamentare di Vigilanza, per trovare finalmente una soluzione al problema dei tetti degli stipendi degli artisti, o cosiddetti tali, dopo l'ultima lettera sull'argomento del ministero dell'Economia e, soprattutto, per nominare il responsabile dell'anticorruzione in azienda. Al di là dell'ordine del giorno, l'altra incognita che aleggia sui lavori del consiglio è il futuro di Antonio Campo Dall'Orto: resta o non resta? Proprio i renziani, gli antichi sponsor dell'amministratore delegato e direttore generale, l'hanno, infatti, abbandonato al proprio destino: non passa, ormai, giorno che il manager veneto non venga preso di mira dal cosiddetto «fuoco amico». E io, critico della prim'ora dell'attuale gestione, trovo paradossale questo assalto finale alla diligenza da coloro che avevano spianato la strada al manager varando quella riforma che ha dato a lui tutti i poteri.

Negli ultimi tempi c'è stato il caso Perego che, forse, non meritava di essere sacrificata così in fretta , poi l'affaire Unità e i vaccini di Report e, infine, le esternazioni di Raffaele Cantone che, intervistato da Giovanni Minoli, ha annunciato quello che temevamo: la procura e la Corte dei conti stanno indagando su alcune assunzioni Rai. A questo punto, il futuro del dg, che dovrebbe scadere nell'agosto 2018, appare ancora più incerto di quello del cavallo agonizzante che troneggia davanti al palazzo di viale Mazzini. E, dopo il 25 Aprile, qualcuno già parla di liberazione in Rai.

Attenzione, però, ad evitare di fare di ogni erba un fascio: non vorrei, infatti, che il tiro incrociato prendesse ora di mira l'intero vertice. Secondo una nota dell'Usigrai, il sindacato interno dell'azienda, e della Federazione nazionale della stampa, dopo i rilievi mossi dallo sceriffo dell'Anac, non ci potrà essere, infatti, un'alzata di spalle da parte di tutto il consiglio Rai che in passato, aggiunge il comunicato, avrebbe chiuso un occhio sulle assunzioni esterne del direttore generale. I sindacati non possono, però, sapere che, al di là dei vari interventi verbali e scritti di diversi membri del cda, così come delle ultime contestazioni mosse in Vigilanza dal consigliere Paolo Messa, fin dal 27 ottobre dell'anno scorso Arturo Diaconale e il sottoscritto avevano inviato una lunga e dettagliata lettera al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan e al direttore generale dello stesso dicastero, in cui venivano avanzati rilievi precisi su certe assunzioni compiute da Campo Dall'Orto. E, in particolare, nella lettera veniva precisato il fatto che il consiglio non fosse stato interpellato preventivamente sull'assunzione del responsabile della nuova direzione della sicurezza. Una lettera passata inosservata che avrebbe, invece, meritato una risposta immediata e precisa da parte di quel governo che, guarda caso, era allora guidato da Renzi, pronto a usare la Rai «pro domo sua» in vista del referendum, e che oggi si è trasformato, invece, nel «nemico numero uno» di Campo Dell'Orto. La coerenza in politica, si sa, è davvero un'araba fenice.