Le città cantiere che sognano la normalità

Dai cantieri in Abruzzo agli interventi nel Molise; dalle proteste per i ritardi alle polemiche per le nuove opere. In ogni caso la strada della ricostruzione dopo il terremoto è scandita da burocrazia, lungaggini procedurali, proteste. Alle 11,32 del 31 ottobre del 2002, la scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, provincia di Campobasso, fu inghiottita in un nuvola di polvere provocata da una scossa di magnitudo 5,3 della scala Richter: morirono una maestra e 27 bambini, gli «angeli di San Giuliano di Puglia». In tutto le vittime furono 30, i feriti 10, gli sfollati 2.925. A circa un chilometro fu allestito un villaggio temporaneo di casette in legno, che progressivamente si è svuotato perché la gente è rientrata nelle proprie case.

La scuola è stata ricostruita con tecniche innovative. A cominciare dall'isolamento sismico, che riesce a garantire una tenuta totale anche in caso di forti terremoti. La fase dell'emergenza è passata, ma le polemiche vanno avanti. Anche perché l'area interessata dal sisma è stata ampliata a 84 comuni, la ricostruzione complessiva non è stata completata e non supererebbe il 50 di quel perimetro.

Ci sono ancora le transenne nel centro storico dell'Aquila, dove la terrà tremò alle 3,32 del 6 aprile 2009: una scossa pari a 6,3 gradi della scala Richter. Le vittime furono 309, i feriti 1600. Danni stimati per oltre dieci miliardi, ammesso che si possa fare una stima. Lo Stato ha impegnato una spesa di 21 miliardi di euro per la ricostruzione. Che dovrebbe terminare nel 2020. Dopo gli interventi nelle periferie per dare un tetto agli sfollati, sono cominciate le opere nel cuore della città, dove sono tuttora aperti 424 cantieri. E il sogno della rinascita si riflette nella facciata della basilica di San Bernardino da Siena, restituita alla città e ai turisti.