La Clinton ha paura e si scusa: «Colpa mia lo scandalo e-mail»

Spaventata dai sondaggi e dalle voci di una possibile candidatura di Joe Biden, l'ex segretario di Stato si lancia in un mea culpa: «Ma non c'era nulla di illegale»

«È stato un errore. Mi dispiace». È la prima volta da quando è scoppiato lo scandalo delle e-mail, che Hillary Clinton ammette di aver sbagliato. E chiede scusa. Lo ha fatto in un'intervista all'emittente americana Abc e in un messaggio diretto a tutti i suoi attivisti.

«Guardando indietro - ha detto alle telecamere - anche se era permesso, avrei dovuto utilizzare due account . È stato un errore. Mi spiace. Me ne assumo le responsabilità». In due interviste precedenti - venerdì al canale Nbc e lunedì all' Associated Press - Hillary aveva rifiutato di scusarsi, spiegando ai giornalisti di non aver fatto nulla di illegale o non permesso. La svolta nella vicenda arriva dopo mesi in cui l'ex First Lady , oggi candidato democratico alla Casa Bianca, ha tenuto una linea difensiva: quello che ho fatto era permesso e nessun messaggio al momento del suo invio o della sua ricezione era riservato.

Dal 2009 al 2013, quando era segretario di Stato, Hillary Clinton ha utilizzato un account e-mail privato, non quello del suo Dipartimento, collegato a un server nella sua abitazione nello Stato di New York. Le polemiche e le controversie vanno avanti da mesi, anche se a dicembre lo staff della candidata ha consegnato migliaia e-mail alle autorità, e se da fine agosto l'Fbi conduce una inchiesta sul contenuto del server privato, consegnato da Hillary agli agenti federali. Se finora altri scandali e polemiche sorte attorno alla campagna di Clinton, legate al suo passato, a quello del marito Bill, alla loro Fondazione, si sono indeboliti con il passare dei mesi, la questione delle e-mail non sembra invece affievolirsi, e secondo il Washington Post le scuse della candidata non basteranno a fare scomparire il problema in campagna elettorale.

I rivali repubblicani, infatti, hanno incentrato i loro attacchi sulla questione della fiducia e anche i numeri raccontano che è proprio la fiducia degli americani a essere il punto debole oggi di Clinton. Un sondaggio Washington Post / Abc News di questo mese spiega come il 53 per cento degli americani non veda la candidata con favore. Secondo Gallup , la percentuale di consensi per la Clinton sarebbe del 51 per cento, la più bassa dal 1992. E anche se all'emittente Abc martedì Hillary ha detto di pensare di «poter sopravvivere» a questo scandalo perché «corro per essere presidente per fare quello di cui il Paese ha bisogno», da settimane ormai si parla di un'altra possibile candidatura di peso tra le fila dei democratici, quella del vice presidente Joe Biden.

«Penso che potrebbe essere un buon presidente», ha risposto Clinton quando le è stato chiesto un commento su questa ipotesi. Sembrerebbe essere una sorta di piano B per un partito che finora ha puntato quasi tutto sulla figura dell'ex segretario di Stato ma che ora vede l'affare delle e-mail come un serio ostacolo alle elezioni del novembre 2016. Ricchi donatori e attivisti sarebbero infatti infastiditi dalle rivelazioni delle ultime settimane legate all'utilizzo del server privato dei Clinton.

Non è un caso che nello stesso giorno dell'intervista di scuse, Hillary abbia inviato un messaggio ai suoi sostenitori: «Voglio che lo sentiate direttamente da me. Sì, avrei dovuto utilizzare due indirizzi e-mail, no per questioni private, uno per il lavoro al Dipartimento di Stato. Non farlo è stato un errore. Mi spiace e me ne assumo tutte le responsabilità».

Secondo un sondaggio dell'università di Monmouth, pubblicato martedì scorso, il 42 per cento dei democratici sostiene ancora Hillary Clinton (erano il 52 per cento soltanto il mese scorso), mentre il vicepresidente Joe Biden può contare per ora soltanto sul 22 per cento della base democratica, anche se il dato è salito di dieci punti da agosto.