«Il colpo di sonno, un killer sottovalutato che si può prevenire»

Non solo stanchezza o abuso di alcol. Secondo l'esperto del San Raffaele le apnee notturne sono responsabili di 40mila incidenti l'anno. Solo una buona diagnosi può evitarle

Marco PalmaBasta un attimo: e quello può essere fatale. Scatenando una tragedia improvvisa che in molti casi si sarebbe potuta evitare. Il colpo di sonno alla guida di un veicolo può colpire tutti: e le ragioni sono diverse. Stanchezza per le troppe ore trascorse a guidare; pranzo o cena abbondanti; peggio, molto peggio, se si è bevuto alcolici. Ma molte persone non sanno che sono naturalmente predisposte ad avere un colpo di sonno mentre guidano. E il sintomo è «un forte, insistente russamento che si ha regolarmente e che viene quasi sempre sottovalutato: si tratta della cosiddetta apnea notturna, che causa prolungate pause del respiro durante il sonno, dovute alla parziale ostruzione delle prime vie respiratorie; questo comporta una riduzione dell'ossigeno, responsabile di risvegli più o meno lunghi che impediscono di riposare adeguatamente ed essere vigili durante il lavoro o quando sono alla guida di un veicolo» dice al Giornale Luigi Ferini Strambi, neurologo direttore del Centro della medicina del sonno dell'Ospedale San Raffaele di Milano.Ma a scatenare un improvviso colpo di sonno «è un altro fattore sottovalutato da quasi tutte le persone che guidano di notte»: tra le 3 e le 5 del mattino quando la nostra temperatura del corpo si abbassa sia che siamo nel letto dormienti o siamo svegli; di conseguenza si abbassa notevolmente il nostro livello di vigilanza, seguendo il naturale ritmo circadiano di ognuno di noi dice ancora Ferini Strambi e questo a prescindere se una persona soffra di apnee notturne o in quale condizione si sia messo alla guida. Ed allora a minima temperatura corporea minimo livello di vigilanza: ed è obbligatorio da parte di una persona tenerlo ben presente. Tutto questo viene aumentato se il guidatore è al volante da diverse ore». Possibili tragedie dunque evitabili? La risposta del neurologo è perentoria: «Se una persona soffre di apnee notturne, o se non ha riposato adeguatamente, o se il tragitto da fare è lungo e se è previsto durante la notte è sconsigliato mettersi alla guida».Dal 2014 è in vigore una direttiva europea, che il nostro paese ha dal gennaio scorso tradotto in legge, e che prevede che a secondo della gravità del caso, tutti coloro che soffrono di apnee notturne devono sottoporsi a visita medica per il rinnovo della patente ogni anno, o ogni tre anni, e che per ottenerlo devono dimostrare di curarsi adeguatamente. In Italia, secondo l'Istat, i colpi di sonno causati da apnee notturne non curate sono responsabili del 22% degli incidenti stradali, cioè oltre 40mila incidenti all'anno, molti con esiti fatali. I colpi di sonno, dice ancora Luigi Ferini Strambi «se sono improvvisi hanno sempre una causa all'origine. E se questo dipende da un sonno non adeguatamente ristoratore la cui causa è da ricondurre all'apnea notturna, è possibile diagnosticare curare e quindi prevenire. Esistono strutture assolutamente adeguate in Italia e in Europa, centri della cura del sonno particolarmente qualificati dove ci si può recare e attraverso un percorso specialistico guarire; evitando tragedie spesso fatali». Inutile ma soprattutto dannoso e pericoloso è sottovalutare i sintomi più immediati: sbadigli prolungati, bruciore degli occhi, grattarsi spesso la testa, fissare con lo sguardo la strada quasi restando ipnotizzato per pochi secondi, possono portare ad un improvviso colpo di sonno. Mentre fattori di rischio delle apnee notturne sono il sovrappeso e obesità, l'ipertensione, le malformazioni alle vie respiratorie e l'ereditarietà. Infine il caffè: gli esperti avvertono che bere molti caffè, in particolare la notte se si è alla guida, non allontana il colpo di sonno perché superata la dose tollerata dal singolo individuo, la caffeina non ha alcun effetto potenziante sull'essere vigile. Anzi: accentua la sudorazione provocando tremori e irregolari frequenze cardiache.