Quella Commissione d'inchiesta di cui si parla troppo poco

La proposta dell'economista Zingales

A lanciare la proposta con determinazione è stato Luigi Zingales, economista italiano tra i più conosciuti al mondo, nell'intervista al Giornale del 27 dicembre scorso: una commissione d'inchiesta per le banche italiane. O perlomeno, per Mps, un'indagine affidata dalla banca a un consulente esterno. Ieri l'idea è stata rilanciata da Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: «Serve una commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario, e mi candido ufficialmente a presiederla. Questa commissione, che richiediamo da tempo, non è mai partita per volere del Pd: cosa ha da nascondere il partito di Renzi?».

Di certo sarebbe bene che questa proposta non scivoli via come l'acqua perché è evidente a tutti che in Mps - ma come minimo anche nelle banche popolari venete e nei quattro istituti salvati lo scorso anno - i panni sporchi ci sono eccome. E a questo punto il governo - come sostiene Zingales - non può non prendersi la responsabilità di fare chiarezza. È una questione di trasparenza ma non solo: con l'intervento dello Stato nel capitale del Monte dei Paschi, tutti i contribuenti italiani diventano azionisti della banca senese. E lo fanno obtorto collo, per ragioni di interesse nazionale, decise dal governo. Tutto bene: è il minore dei mali perché evita un fallimento bancario e permette, in questa fase, di salvaguardare anche gli investitori più deboli.

Ma proprio per questo diventa un diritto dei nuovi soci quello di sapere per quali motivi sono stati costretti a investire i propri soldi in Mps. Così da individuare gli eventuali colpevoli e avanzare tutte le possibili azioni risarcitorie. Succede in tutte le situazioni societarie private: a maggior ragione dovrà succedere con i soldi pubblici.