Confcommercio lancia l'allarme tasse: "Aumenta l'Iva? Crescita zero e più deficit"

Per il presidente Sangalli la stangata farebbe calare il Pil dello 0,5%

Disinnescare una volta per tutte le clausole di salvaguardia, annullare gli aumenti dell'Iva che gli ultimi sei governi hanno rinviato di anno in anno. L'allarme non è nuovo ma è più che attuale visto che è caduto nel giorno in cui il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha di fatto chiesto all'Italia di fare scattare le clausole di salvaguardia. A lanciare l'appello è stato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel corso dell'assemblea della principale confederazione dei commercianti. «Prima di parlare di qualsiasi riforma fiscale» c'è «una condizione da cui non si può prescindere», cioè «eliminare definitivamente gli aumenti delle aliquote Iva previsti nel prossimo biennio». Sangalli somma gli effetti di un eventuale aumento delle imposte: 51 miliardi di euro in 24 mesi. Giuste «le rassicurazioni sul disinnesco delle clausole, che spesso riceviamo da illustri esponenti del governo». Ma Sangalli si dice preoccupato perché «vanno spiegati bene agli italiani quali passi concreti si stiano facendo per il recupero di risorse per evitare gli aumenti dell'Iva». In altre parole, più chiarezza sulle coperture.

Se l'Iva crescerà, magari «per stanchezza» o «per mancanza di coraggio», il risultato sarà la «stagnazione» e la «crisi conclamata», con conseguente peggioramento della situazione dei conti pubblici. Concetto rafforzato dalle simulazioni del centro studi di Piazza Belli. Con i 23,1 miliardi di Iva in più nel 2019 c'è il rischio di una crescita zero con un impatto negativo di 0,4-0,5% sul Pil.

Attenzione anche per la crescita del debito accompagnata dalla stagnazione dell'economia: «Ci preoccupa di più della fitta corrispondenza epistolare tra Commissione e Governo». Con l'Europa serve «realismo» e l'Italia deve essere protagonista di un cambiamento dell'Ue. Sangalli non si sbilancia sulle misure bandiera del governo gialloverde, il «Reddito di cittadinanza» e «Quota 100». Riconosce che gli obiettivi dell'esecutivo, «inclusione sociale, contrasto alla povertà, avvio al lavoro della popolazione inattiva» sono «ineccepibili». Ma dai 43 miliardi di euro impegnati nel triennio sulle due misure, determinano «una crescita aggiuntiva per non più dello 0,7 per cento».

Il motore della ripresa deve essere il fisco, dice il presidente di Confcommercio, un «processo di riordino e progressiva riduzione delle aliquote d'imposta sui redditi personali». Una flat tax «semplice», «progressiva» ed «equa». Poi serve «un complessivo riordino della tassazione locale e di una compiuta deducibilità dell'Imu gravante sugli immobili strumentali delle imprese. Occorre, d'altra parte, puntare con decisione all'introduzione di un'unica local tax che accorpi, quantomeno, le attuali Imu e Tasi». Su questo fronte Confcommercio trova subito un alleato, Confedilizia, il cui presidente Giorgio Spaziani Testa gli ha chiesto di fare fronte comune per una unica service tax.

Unica tassa necessaria, quella per i giganti di Internet. «Non è possibile che un commerciante, un imprenditore, debba pagare le tasse tutte e subito mentre questo non vale per i grandi monopoli del web». Quindi serve una «efficace web tax».