I verbali choc di Battisti di Battisti: "Perché ho ucciso? Boh"

Battisti al pm Nobili: "Torregiani e Sabadin dovevano essere soltanto feriti. Non ero feroce"

Sa com'è, dottore: volevamo fare la rivoluzione. Alla fine, è questa la sintesi disarmante della confessione di Cesare Battisti, il terrorista dei Pac chiuso nel carcere di Sassari. Due verbali il 23 e il 24 marzo, resi noti ieri dall'agenzia Agi: in cui Battisti bada soprattutto a minimizzare le sue colpe. Quando ammazza, è perché gliel'ha ordinato qualcun altro. Quando ad a ammazzare è qualcuno su suo ordine, spiega che lui voleva solo un ferimento. Ma a risultare indigesta è soprattutto la leggerezza con cui, secondo lo stesso Battisti, si ammazzava in quegli anni: a volte senza neanche sapere perché.

L'EVASIONE A FIN DI BENE

«Sono stato fatto evadere dal carcere di Frosinone grazie all'aiuto di alcuni appartenenti a gruppi armati di differente collocazione nel mondo della lotta armata, in quanto ritenevano che io avrei potuto incontrare alcuni elementi e portare un messaggio finalizzato a cessare l'attacco armato nei confronti dello Stato ma mantenere e armi a scopi difensivi ed aiutare altri compagni ad evadere. In realtà io già covavo dentro di me l'idea della dissociazione».

I SOLDI PER LA CAUSA

«Essendo stato iscritto alla Fgci e poi a Lotta Continua ho dato diverse volte somme di denaro provento di furti e rapine per la causa comunista».

LA CONVERSIONE

«Nel 1974 fui arrestato per una rapina e rinchiuso nel carcere di Latina. Durante la mia carcerazione ebbi modo di individuare concretamente un gruppo già consolidato nell'ambito della lotta armata (...) uscito nel 1976 ero fortemente intenzionato a militare stabilmente in un gruppo armato (..) nel carcere di Udine ho conosciuto Arrigo Cavallina, parlavamo spesso di politica e di lotta armata e concordammo nell'idea che quando fossi uscito mi sarei aggregato al suo gruppo che poi diventerà i Proletari armati per il comunismo».

PERCHÉ GLI SPARAMMO? BOH

«La prima azione contro persone fisiche cui ho partecipato fu commessa a Milano nei confronti del dottor Fava su segnalazione di compagni operanti all'interno del collettivo dell'Alfa Romeo per ragioni che in questo momento non ricordo con precisione». «Il primo omicidio è quello del maresciallo Santoro, capo delle guardie carcerarie di Udine. L'indicazione di commettere l'azione venne dai compagni del Veneto per le torture commesse nel carcere a carico dei detenuti politici. Partecipai all'azione esplodendo soltanto io i colpi d'arma da fuoco che causarono la morte del Santoro. Non so indicare per quale motivo esatto venne deciso di uccidere il maresciallo».

VOLEVAMO SOLO FERIRLI

«Sia il Torregiani che il Sabadin erano due commercianti che ai nostri occhi si erano resi responsabili di aver ucciso due rapinatori, noi chiamavamo costoro miliziani" (...) meritavano dal nostro punto di vista una punizione. Nella nostra ottica i rapinatori uccisi erano proletari che cercavano di riappropriarsi di quanto tolto loro dal capitalismo (...) la maggioranza dei Pac, me compreso, aveva deciso di procedere, per ragioni politiche, al solo ferimento, proprio per non metterci al loro stesso livello, quello di giustizieri (..) Tuttavia accadde che il Torregiani reagì sparando e pertanto il volume di fuoco nei suoi confronti fu tale da determinarne la morte. Per quanto riguarda il Sabadin, azione cui partecipai come copertura, anche per lui la maggioranza del nostro gruppo aveva deciso di procedere al solo ferimento. Accadde però che la persona incaricata dell'azione lo uccise».

MA NON ERO FEROCE

«Lei mi ha parlato di freddezza che sembrerebbe che io abbia manifestato nei casi in cui ho sparato. Io non sono un killer ma una persona che ha creduto in quell'epoca nelle cose che abbiamo fatto e quindi la mia determinazione era data da un movente ideologico e non da un temperamento feroce, quando credi in una cosa sei deciso e determinato. A ripensarci oggi provo una sensazione di disagio».

MI SOSTENEVANO PER IDEOLOGIA

«Io sono stato sostenuto per ragioni ideologiche di solidarietà, non so se queste persone si siano mai chieste se io fossi effettivamente responsabile dei reati per cui sono stato condannato. Io ho sempre professato la mia innocenza e ciascuno è stato libero di interpretare questa mia proclamazione come meglio ha creduto, ma per molti di questi il problema non si poneva, andava semplicemente sostenuta la mia ideologia dell'epoca dei fatti».

MI AIUTAVA IL SINDACATO

«Sono andato in Messico in aereo grazie a una colletta tra compagni; in Messico sono stato accolto dal sindacato Situam, sono stato lì otto anni, nei primi tempi mi sono mantenuto grazie alla solidarietà dei compagni (...) in Brasile dal 2004 al 2007 ho vissuto in semi-clandestinità mantenuto grazie al sostegno del Sindacato Universitario Sintusp, ideologicamente schierato a sinistra (...) in Bolivia in mente avevo frequentato un individuo, di cui non ricordo il nome, che io conoscevo come presidente della gioventù di Evo Morales (...) si tratta del soggetto che dalla frontiera Brasile/Bolivia, ovvero da San Matias, mi ha accompagnato sino a Santa Cruz della Síerra. Si è trattato di una condotta di solidarietà nei miei confronti tra il Movimiento Sen terra e il Sintusp che hanno preso contatti con il governo Boliviano». Battisti dice di avere saputo solo dopo che il suo accompagnatore era un malavitoso.

ERA UNA GUERRA GIUSTA

«Chiedo scusa ai familiari delle vittime pur non potendo rinnegare che in quell'epoca per me e per tutti gli altri che aderirono alla lotta armata si trattava di una guerra giusta. Parlare oggi di lotta armata per me è qualcosa privo di senso».

Commenti

carlottacharlie

Mer, 27/03/2019 - 13:57

Il poveretto non lo sa? Glielo diciamo noi perchè:- Prima di tutto perchè è un criminale tout court, cervello ragionante nullo, scemo perchè dava retta ad altri criminali che, guarda un po' son comunisti che lo mandavano a sparare mentre loro stavano ben nascosti.- Non capire d'essere stato usato è tipico degli scemi che ancor oggi seguono la strada rossa degradante che blatera di: armatevi e partite. I sinistri son la peggior gente, lo insegna la Storia lo insegnano gli atti malvagi che ancor oggi continuano perpetrare. Avere la forza mentale di capirlo renderà migliore il mondo.

MEFEL68

Mer, 27/03/2019 - 14:39

Adesso il Battisti cerca di giocarsi la carta dell'incapacità di intendere e di volere. Però per 40 anni è stato furbo e scaltro. Ha saputo ricrearsi una comoda vita, terovare appoggi poolitici e finanziamenti, ottenere la protezione da capi di governo e altro. Ora che la corsa è finita, non sapeva neanche perchè uccideva. Ma chi vuole prendere in giro!

vocepopolare

Mer, 27/03/2019 - 14:39

cosa dire?ho letto e riletto ...e son giunto alla conclusione che la giustizia,quella vera,quella in cui tutti crederemmo,non è in grado di giudicare e condannare un assassino di tale cattiveria e così assurdamente ideologizzato mandandolo solo all'ergastolo con l'ipotesi addirittura di sconti di pena o libertà provvisoria.Non si estirpano così i mali derivanti sempre e solo dalla stessa fonte che ancora continua ad inquinare un paese dove una politica sedicente democratica e libertaria ha consentito che il comunismo proliferasse in molteplici facce.

ex d.c.

Mer, 27/03/2019 - 14:40

Perché parlare ancora di Battisti? Ci sono in carcere persone perbene che magari hanno provocato danni e lutti ma non certo volontariamente. Battisti è un assassino volontario e nemmeno pentito

Ritratto di aiachiaffa

aiachiaffa

Mer, 27/03/2019 - 14:42

CARCERE A VITA... NESSUNO SI SOGNI DI RIMETTERLO IN LIBERTA'

Giorgio5819

Mer, 27/03/2019 - 16:40

Non lo sa ? Dategli 30 anni di tempo, in galera, e lo scoprirà...

NBia

Gio, 28/03/2019 - 09:03

adesso mi aspetterei la messa sotto accusa di tutti i presidenti e ministri della giustizia francesi da Mitterand a Sarkozy per complicita', cosi' come Lula e i suoi ministri della giustizia... no?