Confindustria: in alto mare la corsa al dopo-Squinzi

Da domani i tre «saggi» al lavoro sui candidati. Vacchi rischia l'esclusione. Assolombarda divisa. E Renzi sta alla finestra A

Il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi durante l'Assemblea annuale dei soci di Confindustria

La designazione del prossimo presidente di Confindustria, dopo i quattro anni di Giorgio Squinzi, entra nel vivo domani, con il sorteggio (nel «paniere» degli 8 tra industriali e manager già selezionati) dei tre «saggi». È a loro che verranno avanzate le candidature degli interessati nei prossimi 15 giorni. E sono loro tre che dovranno vagliare il consenso di questi, verificando chi possa contare su almeno il 20% dei «voti assembleari» necessari per essere designati di fronte al Consiglio generale. Il tutto nel giro di 8 settimane, per fine marzo. Ma se in questi giorni il quadro sembrava aver preso una prima forma, con due nomi forti usciti allo scoperto, alla vigilia dell'insediamento dei saggi è tutto tornato in alto mare.I due nomi sono quelli di Alberto Vacchi, presidente degli industriali di Bologna, e di Aurelio Regina, ex numero uno di Roma e Lazio. I due si sono messi in evidenza in maniera diversa. Regina, navigato associazionista, si è limitato a dare un'intervista, interpretata però come il suo manifesto per la prossima Confindustria all'insegna della «discontinuità». Nessuna autocandidatura, ma un messaggio chiaro. Mentre Vacchi ha fatto di più: ha preso carta (intestata Unindustria) e penna e ha scritto una lettera aperta che si conclude così: «Per contribuire ad un dibattito chiaro comunico la mia disponibilità a candidarmi». Ma così facendo ha commesso un'ingenuità che potrebbe essere fatale: in base alla recente riforma Pesenti, il documento d'attuazione prevede che «solo dopo la conferma di conformità da parte dei Saggi i candidati possono dare comunicazioni pubbliche in merito alla propria candidatura». Quindi Vacchi non avrebbe potuto anticipare il lavoro dei saggi. Che ora potrebbero non ammettere la sua candidatura. Si vedrà. Ma l'impressione è che l'ipotesi Vacchi, fortemente sponsorizzata da Gianfelice Rocca, il presidente di Assolombarda (la più grande associazione territoriale), si sia indebolita da sola fin dal via. Intanto perché Vacchi, con la sua Ima, nel 2014 ha firmato un contratto aziendale con la Fiom senza curarsi del confronto in corso tra Federmeccanica e sindacati sul modello delle relazioni industriali. Non a caso, dopo l'autocandidatura, ha ricevuto l'endorsement del capo della Fiom Maurizio Landini. Una circostanza che ha fatto storcere il naso a tanti che considerano irrealistico un presidente di Confindustria inviso a Federmeccanica e amico della Fiom. Né hanno giovato le amicizie di Vacchi nella sinistra, che vanno da Prodi a Poletti, a cui si è aggiunta anche la vicinanza di Montezemolo: in Assolombarda una tale candidatura (per di più di un emiliano) si è rivelata divisiva non piacendo né al blocco Mediaset, né al mondo Squinzi, né a quello Marcegaglia.Per quanto riguarda Regina, l'eventuale candidatura dovrà soprattutto dimostrare di avere i numeri: molti non l'accreditano del necessario 20%, a meno di compromessi, che però possono portare a sorprese. Non è un caso che nei giorni scorsi Regina si sia visto con Rocca, proprio alla vigilia del sorteggio dei saggi. Più quotata potrebbe essere l'alleanza con Vincenzo Boccia, che è il leader di molti industriali del sud. Ma anch'egli è un possibile candidato.Sullo sfondo alcuni outsider, come il presidente bresciano Marco Bonometti, che potrebbero cresce nelle prossime settimane. I giochi si faranno sulla base delle mosse dell'Assolombarda e del blocco Marcegaglia da un lato; mondo Montezemolo e Regina dall'altro. Con la possibilità di un intervento governativo: per ora renzi è rimasto fuori, ma il peso delle società pubbliche in Confindustria fa pensare che, al momento giusto, sarà fatto valere.