Conte fa il leader anti Lega "Da voi voltafaccia indegni"

Il premier va all'attacco dell'ex ministro: «Arrogante, voleva pieni poteri». L'asse con Macron e Bruxelles

Conte ha preso sul serio il nuovo ruolo di salvatore della patria dalla barbarie salviniana che gli ha fruttato il favore di Bruxelles, Usa e Vaticano e quindi il bis a Palazzo Chigi. Il professore in pochette, consigliato dall'ex concorrente del Grande Fratello Rocco Casalino, ha capito che la chiave di volta per accreditarsi come statista agli occhi dei poteri che contano è quella di trasformarsi in uomo di sinistra e che la scorciatoia più rapida per riuscirci è assurgere a castigatore pubblico di Salvini (pazienza che ci abbia governato insieme per oltre un anno e abbia cantato le lodi del populismo antisistema, ora Conte si è scoperto europeista e filosistema). Ed è infatti quello che l'ex «avvocato del popolo» ormai fa ad ogni occasione, compresa la replica ieri in Senato sul voto di fiducia passata con 169 sì, 133 no e 5 astenuti. Dopo aver impartito lezione di stile e bon ton istituzionale alla Lega, il premier ha continuato con il medesimo canovaccio antileghista che gli ha procurato simpatie e favori nei salotti buoni anche a Parigi e Berlino. Quindi, nuova reprimenda a Salvini che aveva parlato poco prima. Riferendosi a lui Conte lo ha bacchettato duramente dandogli dell'arrogante e dell'ignorante: «Con una certa arroganza e con scarse cognizioni di diritto costituzionale qualcuno ha ritenuto di attivare unilateralmente una crisi di governo e ancor più unilateralmente poi ha deciso di portare il Paese alle elezioni e alla campagna elettorale da ministro dell'Interno. E, ancora, ha deciso, sempre unilateralmente e arbitrariamente, di concentrare definitivamente nelle proprie mani pieni poteri» ha rinfacciato Conte al suo ex ministro dell'Interno. E ancora: «Se questo era l'obiettivo, è comprensibile che tutti coloro che l'hanno ostacolato, pur nel rispetto della Costituzione e con senso di responsabilità, per evitare al Paese una grave, gravissima incertezza economica, siano diventati nemici. Assegnare ad altri le proprie colpe è il più limpido, il più lineare percorso per rimanere deresponsabilizzati a vita, per non confrontarsi con le conseguenze delle proprie decisioni. È un modo certo, per quanto mi riguarda non il migliore, per conservare la leadership di un partito, per scacciare via gli errori politici». E poi: «Evocate spesso il concetto di dignità: Mi direte cosa c'è di dignitoso nei repentini voltafaccia che ci sono stati nelle ultime settimane...». Nei venti minuti di intervento il premier ha costantemente punzecchiato i leghisti, creando un clima da arena al punto che la presidente del Senato ha dovuto riprendere il presidente del Consiglio e ricordargli che non può interloquire e litigare con singoli senatori o partiti ma rivolgersi soltanto all'Aula.

Altra sterzata a sinistra e ulteriore schiaffo alla Lega anche sull'immigrazione, parlando di immigrazione Conte si è accodato perfettamente alla linea di Bruxelles: «Evitiamo di concentrarci ossessivamente sugli slogan porti chiusi-porti aperti. Lavoreremo per contrastare l'immigrazione clandestina» ma anche «per consentire una più completa integrazione a coloro che hanno diritto di restare nel nostro territorio». Il capo del governo ha detto di aver affrontato il tema dell'immigrazione con il nuovo presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, «trovando grandi aperture». Si tratta di un fenomeno che «va gestito a livello europeo. Dobbiamo lavorare al più presto per modificare il regolamento di Dublino». Quanto ai decreti sicurezza, ha ribadito Conte, «il governo accoglierà le osservazioni del Capo dello Stato». Cioè verrà smontato l'impianto del decreto voluto da Salvini.

Il nuovo corso di Conte, diventato secondo la Lega «da avvocato del popolo avvocato delle elite e dei Palazzi», si ritrova anche nell'agenda dei primi impegni da premier bis. Oggi volerà a Bruxelles per incontrare la von der Leyen, Donald Tusk e pranzare con il presidente del Parlamento David Sassoli (Pd). Mentre mercoledì volerà a Roma Emmanuel Macron per sancire il nuova stagione di collaborazione tra Francia e governo italiano e la volontà comune di voltare pagina, anche sull'immigrazione. Tutto cambiato rispetto al governo gialloverde. A parte il premier.