La Corte dei conti boccia Renzi

Costi fuori controllo per colpa della riforma sulle società partecipate. E la peggiore è l'Emilia

Camilla Conti

I magistrati della Corte dei Conti condannano senza appello la riforma renziana sulle società partecipate dallo Stato. In un'audizione davanti alla prima Commissione del Senato, l'associazione di categoria ha illustrato il suo cahier de doléances sullo schema di decreto legislativo al vaglio del Parlamento. In particolare, sull'articolo 12 che esclude definitivamente la competenza della Corte dei Conti a conoscere del danno erariale delle partecipate pubbliche. Parliamo in alcuni casi di veri e propri panzer come la Rai, l'Anas o l'Enav. Di conseguenza, l'azione di responsabilità per i danni causati alle società pubbliche dai suoi organi di amministrazione e controllo è affidata al giudice civile ordinario, il quale però si può attivare solo su iniziativa degli stessi organi della società. Ossia anche da coloro che hanno cagionato l'eventuale danno. La norma, secondo i magistrati della Corte, va contro le regole comunitarie in materia di controllo delle finanze pubbliche. I magistrati ricordano, inoltre, che qualsiasi legge che modifica le funzioni della Corte dei Conti deve necessariamente interpellare le sezioni unite della corte stessa.

Durante l'audizione i magistrati hanno fornito soprattutto i dati dettagliati dei danni erariali contestati alle società partecipate: 185,4 milioni nel solo 2015 di cui oltre 102 milioni in Emilia Romagna, seguita dal Lazio (40,7 milioni) e dal Piemonte (22,3 milioni). Non solo. Sul totale delle citazioni emesse in materia di società partecipate nel 2015, il 29,2% riguarda danni relativi al personale (assunzioni, inquadramenti irregolari, assenteismo, eccetera), il 20,8% a danni da attività contrattuale e il 16,7% da danni al patrimonio (come l'uso indebito di mobili o immobili), seguiti da altri danni rilevati sul fronte delle consulenze esterne, mancate riscossioni o pagamenti.

L'universo degli organismi partecipati dalle pubbliche amministrazioni è costituito da poco meno di 8 mila organismi. In particolare, secondo la rilevazione della Corte dei conti, pubblicata nel 2015, lo Stato partecipa a 64 società di cui 32 direttamente (5 quotate in Borsa) e 32 indirettamente; Regioni ed enti locali 7.684 organismi, di cui 5.938 direttamente e 1.130 indirettamente. Si tratta di un universo enorme, «conosciuto dalla Corte per le gestioni non sempre efficienti e spesso produttive di ingenti perdite ripianate dagli enti pubblici partecipanti con la formazione di debiti fuori bilancio, come dimostrano le diverse deliberazioni delle Sezioni di controllo», si legge nella relazione dei magistrati. Che evidenziano anche il potenziale rischio di conflitto di interessi: la Corte dei Conti è dotata del pubblico ministero la cui funzione è quella di tutelare i soldi pubblici. Nel giudizio ordinario, invece, il processo si attiva su iniziativa del socio. Nelle partecipazione il socio è l'ente pubblico che le ha istituite: può succedere che si muova per ottenere il risarcimento del danno subito. Ma può anche decidere di non farlo.

«I dati forniti dall'Associazione Magistrati della Corte dei Conti evidenziano come le modifiche proposte dal governo, se fossero già vigenti, nel solo 2015 avrebbero fatto perdere allo Stato ben 185 milioni derivanti dalla contestazione del danno erariale», attacca il parlamentare di Alternativa Libera, Marco Baldassarre.