Quella cortesia istituzionale riservata solo alla Appendino

Mano morbida sulla finale di Champions

Torino - La città di Torino e soprattutto i familiari di Erika Poletti - la ragazza di Domodossola morta travolta dalla folla in piazza San Carlo, mentre sul maxischermo scorrevano le immagini della finale di Champions League tra Juventus ed il Real Madrid attendono ancora di avere giustizia. A quattro mesi da quella sciagurata sera, non è ancora emersa nessuna verità. I tempi rallentati dell'estate appena finita, i molti rinvii e certe «cortesie istituzionali» della procura torinese nei confronti soprattutto del sindaco del Movimento 5Stelle, Chiara Appendino, sembrano aver rallentato l'indagine. Un incidente assurdo, quello accaduto nella piazza salotto della città, che ha causato un morto ed oltre 1.500 feriti e che ancora oggi è rimasto senza responsabili. E se Maurizio Montagnese e Danilo Bessone - presidente e dirigente di Turismo Torino, l'ente del Comune che ha messo la firma sull'organizzazione della serata - sono indagati per omicidio e lesioni colpose anche gravissime, la sindaca Appendino, invece, è stata iscritta in un fascicolo a parte, ossia quello dei feriti lievi. Un coinvolgimento, il suo, che la procura si è affrettata a definire «fatto dovuto». Un certo occhio di riguardo pare sia stato utilizzato anche per il capo di gabinetto del Comune Paolo Giordana, che avrebbe giocato un ruolo chiave nella gestione dell'evento ma viene ascoltato solo come testimone. Come lui sono sentite decine di persone fino a fine luglio, poi più nulla. Tutto sembra essersi fermato. Il questore, Angelo Sanna, responsabile della sicurezza della piazza, non è mai stato sentito, così come il prefetto, Renato Saccone. Nei corridoi della procura, si mormorava che l'Appendino sarebbe stata ascoltata ma per «cortesia istituzionale» - dopo il G7 a Venaria. Il summit è terminato, quindi il suo interrogatorio in procura dovrebbe essere fissato, ma fino ad ora tutto tace.