Così hanno ucciso Loris: una fascetta di plastica stretta attorno al collo

In casa Stival sequestrati «lacci» dello stesso tipo. Nel racconto della madre tre incongruenze

Valentina Raffa

Strangolato. Con una fascetta di plastica. Come quelle che sono state ritrovate da Scientifica e Ris in casa Stival. Solo una terribile coincidenza? Sarebbe l'ennesima. Che si aggiungerebbe all'ennesima incongruenza nel racconto della madre del Loris, 8 anni, trovato morto sabato pomeriggio in un canale di scolo in una campagna di Santa Croce Camerina (Ragusa). Gli inquirenti che indagano sull'omicidio del piccolo ieri hanno effettuato con la madre del bambino, Veronica Panarello, 25 anni, lo stesso percorso che la donna sostiene di aver fatto la mattina di sabato, giorno del delitto (compiuto nella fascia oraria 9-10), per accompagnare il figlio a scuola. Obiettivo dell'accertamento: verificare la testimonianza della donna, che continua a ripetere di aver portato Loris a scuola, mentre nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza il piccolo non è visibile dentro la «Polo» nera della mamma. Intanto da referto dell'autopsia arriva un elemento decisivo riguardo la morte del bambino: «Potrebbe essere stato strangolato con una fascetta di plastica», dichiarano gli inquirenti. L'avvocato Francesco Villardita, che assiste in questi la famiglia Stival, ha intanto espresso «fiducia per gli inquirenti, affinché il caso sia risolto il prima possibile». Il legale, incalzato dai microfoni, ha ribadito la volontà dei suoi assistiti di collaborare affinché «finisca l'incubo» in cui sono sprofondati.

Ma torniamo alla svolta di ieri: il bambino sarebbe stato strangolato con una fascetta da elettricista, di quelle che si stringono ma non si aprono più. I graffi presenti sul collo potrebbero essere compatibili con una forbicina con cui l'assassino ha tagliato il cappio prima di liberarsi del corpicino. Chi può avere odiato tanto Loris? Perché? Cosa ha visto Loris che doveva essere taciuto? Cosa ha subìto che non andava rivelato? Giunge conferma che in casa Stival sarebbero state trovate delle fascette da elettricista durante il sopralluogo di mercoledì da parte delle «tute bianche» che hanno setacciato col luminol la casa e il garage di via Garibaldi 82 dove viveva la vittima. Si dovranno attendere i riscontri tra la larghezza, lo spessore della fascetta ritrovata e i segni di strangolamento sul corpicino, che si trova ancora in obitorio a disposizione del medico legale, Giuseppe Iuvara. Saranno gli esiti dell'autopsia a dare certezze sulle indiscrezioni di possibili violenze sessuali pregresse subite da Loris, sulle quali il procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia, afferma di «non avere ancora elementi probanti». Non c'erano lacerazioni visibili, infatti, sul corpicino, ma questo non esclude che possano esserci state in passato. La chiave di volta dell'indagine sembra comunque rimanere mamma Veronica. Le sue «verità» su quel maledetto 29 novembre, in cui tra le 9 e le 10 è stato ucciso il piccolo, non convincono. Cozzano con quanto immortalato dalle telecamere di videosorveglianza che non hanno mai ripreso il bambino scendere dalla Polo nera di Veronica.

L'attenzione, insomma, sembra sempre più spostarsi sulla mamma, anche se non è indagata, non fosse altro perché avrebbe mentito agli inquirenti. Ieri gli investigatori hanno ripercorso con lei il tragitto che sostiene di avere fatto quella mattina. Sono partiti da casa Stival, sono passati da scuola e poi sono andati a Donnafugata, dove Veronica avrebbe seguito un corso per imparare a utilizzare un robot da cucina. Le immagini riprese dalle telecamere saranno confrontate con quelle del giorno dell'omicidio.

Veronica ha detto la verità? Nel secondo interrogatorio si è contraddetta in più punti rispetto alle prime dichiarazioni rilasciate in Questura. Nel primo verbale Veronica dice di avere lasciato Loris a 500 metri da scuola, nel secondo a poche decine di metri. Nel primo dice di essersi recata a un corso di cucina dopo avere lasciato in ludoteca il figlio piccolo. Il giorno dopo, però, verbalizza di essere tornata a casa dopo la tappa in ludoteca per occuparsi di faccende domestiche e di essere uscita alle 9.15. Altro «buco nero» riguarda il sacchetto di spazzatura gettato in un cassonetto proprio vicino al «mulino vecchio», luogo del ritrovamento del cadavere: Veronica non ne fa parola con gli inquirenti; in quel sacchetto c'era forse «l'introvabile» zainetto del figlio?

Ci sono altre incongruenze. Veronica prima sostiene di avere atteso l'uscita da scuola e di avere parlato con i compagni di classe e le maestre, apprendendo che Loris non era mai stato a scuola. Poi dice di essere stata presa dal panico quando Loris non esce da scuola e di avere chiesto aiuto non più alle maestre ma ai vigili urbani, di avere chiamato il suocero e il 112. E poi quel giorno perché Veronica non ha comprato, come di consueto, il panino per la merenda scolastica di Loris? Già sapeva che il figlio non sarebbe andato a scuola?

La mamma è stata sentita nuovamente in questura ieri sera. Non si perde però di vista la figura di Orazio Fidone, il cacciatore che ha ritrovato il corpo di Loris. La sua casa di campagna è stata perquisita. Si vuole scavare sul rapporto di «conoscenza» tra lui e la famiglia.

Intanto il procuratore ribadisce: «I primi 5 giorni successivi a un delitto sono fondamentali per la risoluzione del caso». Oggi siamo al sesto.