Così il maschio italiano geloso è diventato un criminale

La Cassazione trasforma la gelosia morbosa, connotata da insistente contestazione di tradimenti inesistenti e ispezione costante del telefono del partner in reato di maltrattamenti

Tra moglie e marito non mettere il dito. Ma ancora meno il diritto. Tutto parte dalla Sicilia e, parlando di gelosia, non poteva essere altrimenti. Giusto per non uscire dallo stereotipo. In questa bizzarra storia ci sono un'hostess, un marito gelosissimo e uno zelante giudice della Cassazione. Ed è tutto vero, anche se qui e là sembra comparire da dietro il buco di una porta l'occhio levantino di Lando Buzzanca, come in un film pruriginoso anni Settanta.

La donna, per obblighi di lavoro, è costretta a solcare i cieli fasciata nei tailleur delle compagnie aeree. Il marito va in ebollizione. Ce lo s'immagina madido di sudore, sotto una folta chioma nera, macerare una dolorosa sofferenza ipotizzando chissà quali tradimenti in alta quota. Patema dopo patema il sicilianissimo marito incalza la moglie, la mette sotto torchio, le spulcia il cellulare, la accusa di ogni nefandezza e la apostrofa come professionista di mestieri alquanto pedestri. Alzi la mano chi non ha mai assistito, o magari è stato oggetto, di scene di questo tipo. Lui però le tarpa le ali. E lei è pure un'hostess. Colmo dei colmi. Quindi corre ai ripari in tribunale. Ed ecco la storica sentenza della sesta sezione della Cassazione che ha annullato la precedente assoluzione nei confronti dell'uomo: "La gelosia morbosa connotata da insistente contestazione di tradimenti inesistenti, ispezione costante del telefono del partner e le reiterate richieste di test del dna sui figli configurano il reato di maltrattamenti".

Per carità, la gelosia è una grande rottura di balle, uno degli effetti collaterali più fastidiosi della vita di coppia. Ma è difficile immaginarla come reato. Il marito geloso, per soprammercato siciliano, è una maschera del teatro dei pupi dell'amore. Come il traditore. Ma essere geloso non è una condizione sufficiente per diventare un criminale. Il maschio italico è già un panda senza nessun Wwf che lo protegga e adesso vogliono mettere in galera pure il marito geloso. Di questo passo manderanno alla forca anche chi suona il mandolino e mangia la pastasciutta. La giustizia dovrebbe occuparsi di delinquenti, più che di sentimenti. E, poi, diciamocelo: per difendersi da un marito - o una moglie - troppo geloso non serve andare in tribunale. Basta andarsene di casa.

Commenti
Ritratto di mvasconi

mvasconi

Ven, 15/05/2015 - 12:50

Chissá se vale anche per le donne opprimentemente gelose...

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Ven, 15/05/2015 - 13:29

La restaurazione della schiavitù verte sulla revoca dell'istituto del capo-famiglia. Infatti "Non desiderare la donna d'altri" indica che il titolare della famiglia è il marito. Una donna che si prostituisce per tirare a campare non è biasimevole, ma una che lo fa per la turpe goduria, anche solo psicologica, di sopraffazione del padre di famiglia, non può essere assolutamente capita né sopportata, dato che le spese della pretesa "emancipazione" le sopportano i figli. Dunque i magistrati "schiavisti", probabilmente PDoti, aggrediscono la prole. Infatti i comunisti sono detti "mangia-bambini". Al marito non resta che votare a destra per essere in pace con Dio e con gli uomini. Infatti il comunismo è contro Dio. E quella dei magistrati PDoti è una guerra persa in partenza, anche se hanno vinto la loro Pearl Harbor.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Ven, 15/05/2015 - 13:37

La sopraffazione psicologica del capo famiglia è adulterio. Andare oltre, ad ultras, adultera. Nel diritto di famiglia c'è l'indiscussa superiorità dell'Islam su uno stupido cattolicesimo 68ino che ci tocca sopportare tuttora. Infatti "Non desiderare la donna d'altri" è un caposaldo morale insopprimibile, alla faccia del liberamorismo femministico. Infatti una donna mica è obbligata a sposarsi, oppure procreare, ma può sempre "pensare a divertirsi" come fa la Boldrini o la Diana Spencer. Dov'è il problema?