Così rinasce la Vigna dell'Impero

Fu fatta impiantare da Amedeo d'Aosta per celebrare la vittoria in Abissinia, 80 anni dopo ecco il suo vino

Che cosa unisce la Gioconda, la guerra in Abissinia e il Sangiovese? Tra un po' lo scoprirete. Per intanto sappiate che questa è la storia di un vino appena nato e che però ha ottant'anni ed è legato a una delle pagine più controverse della storia italiana, la nascita dell'Impero dopo le conquiste in Africa Orientale a metà degli anni Trenta dello scorso secolo. La storia di un vino che si chiama appunto Vigna dell'Impero e che ritorna oggi grazie all'ostinazione visionaria di Antonio Moretti Cuseri, titolare di Tenuta Sette Ponti, nell'Aretino, da cui nasce un vino mito come l'Oreno, quinta etichetta nella Top Cento della rivista Wine Spectator , che sarà pure banale definire la bibbia dell'enoappassionato ma più di tanto non si sbaglia.

Siamo nel 1935. L'Italia conquista l'Abissinia vellicando le mire imperiali del regime mussoliniano. Sua Altezza Reale Amedeo d'Aosta, destinato a diventare viceré d'Etiopia, chiede al cugino Emanuele Filiberto di Savoia, conte di Torino, di impiantare a mo' di celebrazione una vigna in un terreno scosceso e affascinante nel cuore della Toscana, tra Arezzo e Firenze, allora di proprietà della casa reale, che già dai primi del Novecento vi produceva vino. Quella vigna, grande appena tre ettari, è un piccolo capolavoro, una storia nella storia: il terreno ghiaioso, pieno zeppo di massi calcarei di galestro, viene terrazzato a mano per domare la pronunciata pendenza naturalestoria. Si crea una vigna madre con ceppi americani, quidi immuni alla fillossera, le cui talee messe a dimora in un vicino vivaio vengono due o tre anni dopo innestate con vitigni italiani. Come barbatelle sono scelte quelle tipiche della Toscana del vino: Sua Maestà, è proprio il caso di dirlo, il Sangiovese; e poi Malvasia, Trebbiano, Canaiolo e Colorino. Nasce il primo Vino dell'Impero, ma non ci sono guide e recensioni a darcene conto. Poi la II Guerra Mondiale, la fine precoce del sogno imperiale littorio e del regime stesso, fanno cadere nel dimenticatoio il vino imperiale, e in quel momento appare questo come il minore dei mali.

Ma la vigna resta. Negli anni Cinquanta l'architetto Alberto Moretti Cuseri, attratto più che altro dalla ricca selvaggina e dalla riserva di caccia di quei luoghi magici, acquista una sessantina di ettari dalle principesse Margherita e Maria Cristina di Savoia d'Aosta, figlie di Amedeo. Alla Vigna dell'Impero si affiancano altre vigne acquistate e valorizzate dal figlio di Alberto, Antonio: Sopra Lago, Sorbaccio, Vignone, Salvareccio, La Nocetta, Boscolungo e altri. Nasce l'azienda Tenuta Sette Ponti, dal numero dei ponti che attraversano l'Arno tra Arezzo e Firenze (e prendete nota di questa nozione). Ben presto emerge un vero campione: l'Oreno, un taglio bordolese anomalo (Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot) che grazie alla sua possente struttura, alla complessità olfattiva, all'irresistibile venatura balsamica, alla eleganza innata e alla persistenza da mezzofondista e non da scattista entra nel Gotha dei grandi vini toscani e quindi italiani. All'Oreno si affiancano il Chianti Vigna di Pallino, il temperamentoso Sangiovese Crognolo, poi anche un grande bianco, Anni, vera e propria scommessa in una regione in cui l'altra metà del calice è considerata al massimo un riempitivo.

Già, e la Vigna dell'Impero? Resta lì a fare da sentinella. In realtà Antonio cova un grande progetto. Un vino in edizione limitata, pochissime migliaia di bottiglie, che riassuma quel cru e la sua insolita vicenda in una sola storia, filologicamente corretta. Ed ecco nascere oggi, ottant'anni dopo l'impianto, il Vigna dell'Impero. Un Sangionese in purezza di classe 2012, affinato in botti grandi per ventiquattro mesi e non filtrato. Un vino sapido e minerale, che nel bicchiere è come sulla carta d'identità, giovane e antico al contempo, con un grande passato e un grande futuro. L'etichetta è vintage e sembra un foglio strappato a una rivista degli anni Trenta. Il prezzo è da amatori, circa 60 euro a bottiglia.

Tutto bello. Ma, e la Gioconda? Già, c'è anche lei in questa storia. Uno dei sette ponti di cui sopra, da cui prende il nome l'azienda, è quello di Buriano, costruito nel Trecento, che si intravede - gli storici dell'arte sono ormai concordi - nel panorama dietro Monna Lisa, appena sopra la sua spalla sinistra (a destra per chi guarda l'opera). La storia, in certi luoghi, si diverte a passare più e più volte.