La Cosa rossa vale il 10% e corteggia i grillini. Ma comincia a sbandare

Fassina apre al M5S per le Comunali di Roma e suoi lo smentiscono. I timori del Pd: Sinistra italiana può metterci in difficoltà al Senato

Per quanto al Nazareno fosse stata allertata da tempo la sala di crisi, con il povero Stefano Fassina «attenzionato» nelle mosse preparatorie, e persino Bersani mobilitato nella difesa a oltranza della Ditta , la nascita della cosiddetta (negata, sospirata) «Cosa rossa» rappresenta esattamente quel che Matteo Renzi avrebbe voluto evitare.

Non tanto per la «pericolosità politica» di Fassina (ricorderete lo sprezzante «Fassina Chi?» di tempo addietro), quanto piuttosto per il precedente. L'esistenza in vita di una forza alla sinistra del Pd, per quanti sforzi facciano il portavoce Sensi e il presidente Orfini a deriderla, demonizzarla, infangarla, ricaccia il Pd al proprio destino di centro. E così sia : Partito della Nazione con Verdini e Casini. Specie se la forza nascente non si richiama al profilo radicale, a Tsipras o al Che , quanto piuttosto al rassicurante (diciamo la verità: soporifero) Ulivo. Più sottilmente ancora, all'orgoglio ferito della Quercia. Il fatto che Vendola abbia concesso a Fassina base e truppe parlamentari (è di questo innesto che il Pd aveva timore), fa sì che il governo venga incalzato sui numeri economici in Senato e non in piazza, e rende il sol dell'avvenire assai nebuloso.

Quel che salta agli occhi di Palazzo Chigi, con tutta evidenza, è come l'area di centrosinistra si stia ri-frantumando agli occhi degli italiani. Proprio mentre Berlusconi, Salvini e Meloni ricompongono quella di centrodestra. Si sa che in Italia, al netto delle chiacchiere, vince il polo di aggregazione che si presenta unito. E se Fassina si tiene moderato anche nelle aspettative elettorali («Secondo me valiamo un po' più del dieci per cento, per ora» il suo understatement ), man mano Sinistra Italiana si prefigge di crescere trovando compagni di strada tra i mille spianati o delusi da Renzi. Dal governatore Emiliano al sindaco di Napoli De Magistris (per non parlare del Pd al Senato). Esemplare è anche la situazione creatasi a Roma. Per la prossima gara a sindaco il centrosinistra si presenterà tramortito e dilaniato: oltre alle frange estreme, ai comunisti di Ferrero, una lista Marino più quella di «SI» renderà ad handicap la corsa del Pd. «Grillo a Roma stravince», sfotte Pippo Civati, che pure ha preferito fare la figura dello sfascista, bollando l'operazione neo-ulivista come «di Palazzo» (lo smacco dei fallimentari fanta-referendum ancora brucia). Potendo contare a Roma sulla buona base elettorale di Sel, l'idea di massima è quella di presentare Fassina: «un ottimo candidato sindaco», per D'Attorre. A sua volta, però, Fassina ritiene più conveniente imbrogliare un po' le carte. Sicuro della loro vittoria, corteggia i grillini e «non esclude che al ballottaggio potremmo sostenere il loro candidato: siamo alternativi a Renzi non perché ci stia antipatico, ma perché stiamo sui programmi».

Un rimescolamento di carte che, nel marasma della sinistra, ieri ha creato ulteriore disorientamento. I grillini rispondono di non volere «ammucchiate in liste comuni», però «se ci appoggiano va bene». E se il segretario di Sel romano Cento plaude all'incontro con M5S, il capo storico dei vendoliani romani, Smeriglio, si dice contriarissimo. Così l'ex grillino Zaccagnini, per ovvie ragioni. «Fisiologico», il commento di Fassina al Giornale . L'ex sottosegretario si rende conto che ora viene il difficile: il cammino organizzativo è lungo. A metà gennaio un'Assemblea nazionale aprirà una «fase costituente sui territori»: scelta farraginosa ma obbligata, se si vuol essere «inclusivi». Mille tronconi con un unico tratto unitario, l'alternatività a Fonzie , in taluni casi persino un certo odio. Ricetta che ha sempre funzionato. Erede dello spirito ds, Fassina combatte il leaderismo: «Se non c'è un progetto, una classe dirigente, una squadra, alla fine ci si sgonfia». Capiterà anche al Principe ranocchio, prima o poi. Sicuro.

Commenti

glasnost

Mar, 10/11/2015 - 08:14

Ma veramente a Grillo può convenire schierarsi così chiaramente a sinistra-sinistra? I suoi voti non vengono mica tutti dai centri sociali e dai no-tav, ma anche da gente non di sinistra. Però....

VittorioMar

Mar, 10/11/2015 - 08:17

...un altro bocconiano dalle idee .."MULTIDIREZIONALI"....

Beaufou

Mar, 10/11/2015 - 09:16

Tutti a scommettere sulla caduta del pinocchietto, che nel frattempo fa il bello e il cattivo tempo come nulla fosse. Salvini che blatera di una sua squadra di governo, questi qui che dicono «Se non c'è un progetto, una classe dirigente, una squadra, alla fine ci si sgonfia»,i grillini che promettono sfracelli,ma mi sa che ci terremo il pinocchietto per un bel po'. Ahahah.

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Mar, 10/11/2015 - 09:24

che razza di sinistra c'è in italia! non solo rubano e corrompono, oltre a insultare e infangare gli avversari, ma persino non sanno cosa fare. ve lo dico io cosa fare: prima la sinistra deve rinnegare il comunismo e la sua ideologia, poi, forse, e solo allora, potrebbe presentarsi ripulita all'interno, e dimenticare i metodi sovietici.... a queste condizioni, la sinistra potrebbe avere qualche probabilità in più di competere politicamente e in modo LEALE!!

antipifferaio

Mar, 10/11/2015 - 09:39

Non appena E' STATO INSEDIATO l'arrogante fiorentino era già chiaro che le sorti del pd erano segnate. Parlare di frammentazione di un partito fatto con pezzi difformi e tenuto unito con l'attak è solo inutile. E' ovvio che la "ascesa" del piffero mai votato è stata un'operazione di trapianto innaturale che alla lunga ha prodotto rigetto. E per capire che la polverizzazione della sinistra è nella società, ma non nel palazzo per ovvie ragioni, non ci vuole la palla di cristallo. I sondaggi, per quel che valgono, sono destinati ad andare sempre peggio per la sinistra che guardacaso ha prodotto solo povertà e cosa peggiore uno scollamento del sud dal resto d'Italia a mio avviso mettendo a serio rischio l'unità nazionale. Salvini per l'appunto non più ha bisogno di inneggiare alla secessione in quanto esiste già nella realtà, tutto grazie all'opera instancabile del pd.

Giorgio Rubiu

Mar, 10/11/2015 - 09:59

Fassina è pronto a fare all'amore con Grillo e il M5S esattamente come Casini è pronto a farlo con Renzi ed il PD. Cosa non si farebbe per essere e continuare ad essere un leader di qualche genere! E pensare che, a suo tempo, questi loschi individui sono stati eletti da gente che ha creduto che fossero in gamba.