Cottarelli parte senza voti ma nasce un controgoverno

Solo il Pd appoggia l'esecutivo del presidente. M5s e Lega pronti a prendersi le commissioni per dettare l'agenda

Più che «anatra zoppa» rischia la misera vita dell'anatra allo spiedo, il nascente governo di Carlo Cottarelli. Gabinetto emergenziale in una situazione di conflitto di poteri, il Quirinale indebolito, l'orizzonte già delimitato da nuove elezioni (settembre-ottobre, al momento) e una ragione sociale non certo entusiasmante. «Vi posso assicurare nel modo più assoluto che un governo da me guidato assicurerebbe una gestione prudente dei nostri conti pubblici», ha annunciato the Spending-review-man.

La cosa peggiore, però, è che a sostenerlo in Parlamento ci sarà solo il partito sconfitto alle scorse Politiche, ovvero il Pd, con l'aggiunta di un esercito sparso che il compianto presidente Cossiga avrebbe definito «esercito di Valmy», cioé l'esercito di pezzenti che segnò la prima vittoria della Francia rivoluzionaria nel 1792. In questo caso, purtroppo, si tratterebbe però solo di truppe raccogliticce, pronte a chiedere modesti «contraccambi» per concedere fiducia a Cottarelli. Lo scenario che si apre è perciò quello di un esecutivo sormontato nelle aule parlamentari da una maggioranza gialloverde che ha preso coscienza di sé (grazie agli sforzi del Quirinale) e che, dopo un vertice Salvini-Di Maio, non sembra affatto disposta a subire, bensì decisa a farsi valere. Senza neppure aspettare, spiega Salvini, il governo del cambiamento: «quello se lo beccano tra tre-quattro mesi». Il programma dell'esecutivo deragliato a Savona «tornerà buono» prima, hanno stabilito i dioscuri di Lega e 5S che, con mossa astuta, vanno a creare una sorta di governo-ombra. «Vogliamo cominciare a lavorare e trasformare in fatti il contratto di governo che non possiamo realizzare al governo perché Mattarella ce lo ha impedito - chiarisce Salvini - e lo faremo tramite le commissioni parlamentari. Tutto quel che è possibile fare lo faremo, dalla legittima difesa alla riforma della legge elettorale. Quel che non passerà dal governo perché nasce zoppo e senza la fiducia, lo faremo attraverso le commissioni». E Cottarelli? «Cottarelli non va da nessuna parte, perché non lo vota nessuno tranne il Pd...».

Il piano esposto da Salvini non fa una piega, salvo forse una, perché il capo leghista continua a rispondere di volere «elezioni al più presto». Ma una data ravvicinata, già nelle prime settimane di settembre, implicherebbe non solo una campagna elettorale ferragostana, ma anche che le Camere andrebbero sciolte già a giugno e comunque entro la terza settimana di luglio. Non ci sarebbe il tempo materiale per approvare un bel nulla, né in commissione né in aula. Segno perciò di come Salvini abbia messo nel conto un allungamento dei tempi (eventualmente anche in virtù di un giudizio sull'impeachment) e di come si prefigga di usare questo «governo-ombra» parlamentare sia come arma di pressione verso il Quirinale, sia per tenere costantemente sotto scacco l'asfittico «governo del Presidente».

Sarà semplice suggestione storica, timore di sicuro esagerato, ma il piano «B» di Salvini, cui Di Maio pare essersi accodato senza remore, ricorda a taluni quel «Comitato di salute pubblica» che affiancò il fragilissimo governo girondino proprio poco dopo la vittoria di Valmy, nell'aprile 1793. Non passarono che tre-quattro mesi, in quel caso, e l'organo che doveva soltanto affiancare i sei ministri del «Consiglio esecutivo» venne riformato e in luglio vide l'ingresso di Louis Saint-Just e, soprattutto, di un avvocato di nome Maximilien Robespierre (altro che «avvocato del popolo»). Il successivo 4 dicembre, al Comitato fu delegato tutto il potere.