"La crisi non è passata. La politica si impegni a ridurre subito le tasse"

Il leader di Confcommercio Sangalli sprona il governo. Le multe a chi è senza Pos? "Vera ingiustizia"

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli all'auditorium della Conciliazione

Roma «Si inizi subito a tagliare le tasse». Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, non si abbandona a facili entusiasmi sulla ripresa e incalza il governo in vista della prossima manovra. Le sanzioni in arrivo per i commercianti senza Pos? «Un'ingiustizia».

Presidente Sangalli, è in arrivo il decreto ministeriale che introdurrà pesanti sanzioni (30 euro per ogni contestazione) a commercianti, artigiani e professionisti che non sono dotati di Pos. Che cosa ne pensa?

«Il numero dei Pos in Italia è di 2 milioni. È superiore a quello della Francia (1,5 milioni) e a quello della Germania (1,2 milioni). Le transazioni tramite carte e bancomat dal 2011 ad oggi hanno avuto un incremento di oltre l'80 per cento. Quindi quando si parla di modernizzare il commercio ed il turismo ricordiamoci tutti che sono settori liberalizzati, tra i pochi che hanno fortemente innovato e questo cambiamento lo possono confermare i consumatori italiani. Su questo argomento è arrivato il momento, spero, di superare definitivamente i luoghi comuni e le facili strumentalizzazioni».

Quindi?

«Non solo le sanzioni che dovrebbero entrare in vigore a settembre, e voglio usare il condizionale, sono ingiuste, ma sarebbero una beffa per quelle tipologie d'impresa, penso ai tabaccai e ai benzinai, che già gravati dalle accise, fanno da banca per lo Stato. Per promuovere e diffondere l'uso della moneta elettronica servono due cose: incentivi e riduzione dei costi».

I consumi si stanno lentamente riprendendo, ma il tasso d'inflazione resta moderato. Lo slancio della produzione industriale induce all'ottimismo sulla crescita del Pil. Che opinione ha?

«La crisi ha picchiato duro, molti negozi hanno chiuso e molti imprenditori ancora scontano gli effetti negativi ma oggi le prospettive sono diverse. La ripresa si rafforza ma siamo ancora lontani da quel 2% che ci consentirebbe il riassorbimento della disoccupazione, soprattutto giovanile e la riduzione dell'area della povertà assoluta. È prematuro dunque fidarci di questi segnali e lasciarci andare a facili ottimismi. I consumi appaiono deboli su tanti versanti e ancora manca la fiducia, ingrediente necessario per far tornare l'economia a correre. Siamo uno dei pochi Paesi in Europa in cui la fiducia delle famiglie è da oltre un anno e mezzo decisamente decrescente. Abbiamo un deficit di fiducia grave e crediamo che le radici affondino nella politica fiscale».

Perché l'Italia non cresce come dovrebbe?

«La causa è da ricercarsi in alcuni difetti strutturali che da più di vent'anni frenano il sistema produttivo: eccesso di burocrazia, deficit di legalità, debolezze del sistema infrastrutturale, un insostenibile costo del lavoro. Ma, soprattutto, ancora troppe tasse».

Quale leva di politica economica, secondo lei, dovrebbe essere azionata?

«Bisogna superare la logica degli interventi spot e dei bonus discriminatori. Occorre ridurre gli sprechi e le inefficienze presenti nella spesa pubblica e, infine, scartare qualsiasi ipotesi di aumento dell'Iva, l'ultima cosa di cui gli italiani hanno bisogno. Sul punto ricordo che c'è stata la rassicurazione da parte del governo e da più parti della politica e noi non abbasseremo la guardia perché è una battaglia giusta e riguarda tutti. Ma il grande passo da compiere è quello di dare un segnale concreto di riduzione delle tasse».

Il governo è orientato a un abbattimento del cuneo fiscale per le assunzioni dei giovani, ma c'è un pressing politico per un intervento di riduzione dell'Irpef. Da che parte si schiera?

«Non sta a noi decidere da dove iniziare. Sono tante le ipotesi sul tappeto e le risorse poche, ma si inizi subito. Si scelga la riduzione del cuneo o quella delle aliquote Irpef, ma lo si faccia subito. Solo così sconfiggeremo l'incertezza, faremo tornare la fiducia e potremmo sperare in una nuova vera stagione di crescita».

Domani è Ferragosto. Si può stilare un primo bilancio della stagione turistica?

«Secondo le nostre federazioni di settore, Fipe e Federalberghi, la stagione in corso è caratterizzata dal segno più per tutte le tipologie di impresa e per molte aree dei Paese. Siamo fiduciosi ma questa risorsa deve essere sfruttata meglio e valorizzata di più».

Commenti

Duka

Lun, 14/08/2017 - 09:17

Ma se fino a due giorni fa tutti i giornali comunisti inneggiavano ad un nuovo e robusto BOOM ECONOMICO....... invece tutto falso?

jaguar

Lun, 14/08/2017 - 10:23

Basta andare un po' in giro per rendersi conto che la crisi non è passata. Un esempio sono le innumerevoli saracinesche dei negozi abbassate, dai grandi outlet a quelli in città, segnale che i consumi non sono affatto ripresi. Vogliamo parlare poi delle piccole aziende e dell'artigianato, ormai in grosse difficoltà da un decennio. Quindi se qualcuno vuole farci intendere che siamo fuori dal tunnel, padronissimo di farlo, ma la realtà è ben diversa e nessuno ci crede.