Curva Fanfani e variante Leone Quelle grandi opere ad personam

Paolo BracaliniLa «curva Fanfani». Arezzo, prima che fosse la città dei Boschi, è stata la città del potente Dc (suo nipote Giuseppe è l'ex sindaco Pd, ora al Csm). La leggenda narra che fu proprio l'allora presidente del consiglio Dc, l'aretino Amintore Fanfani, a disegnare di suo pugno con la matita rossa sulla mappa, la deviazione della autostrada del Sole verso Arezzo. Due piccioni con una fava: premiare il feudo elettorale aretino e dare un colpo all'altra città che aspirava al passaggio della A1, Siena, «città che - come racconta Enrico Menduni nel suo istruttivo L'Autostrada del Sole - dava al Pci la maggioranza assoluta dei voti ma non aveva abbastanza santi in paradiso per far passare l'autostrada sotto le sue torri». I santi, per le opere pubbliche, stanno più spesso in Parlamento o al governo. Così nel 2008 il ministro (di Imperia) Claudio Scajola fece arrivare 1 milione di euro per finanziare la riapertura dei voli civili nel piccolo aeroporto di Albenga (30 chilometri da Imperia), in particolare il volo diretto Albenga-Roma Fiumicino, già aperto e chiuso due volte in precedenza per mancanza di passeggeri. La tratta è stata poi di nuovo sospesa, e le quote dello scalo del Ponente Ligure, senza più santi in Parlamento, messe in vendita. Mentre si era battuto come un leone Tòtò Cuffaro, agrigentino governatore della Sicilia, per far nascere un aeroporto ad Agrigento. Prima che l'Enac bloccasse tutto di fronte ai 90 milioni di euro di costi progettuali. E prima che Cuffaro finisse a Rebibbia.I treni, poi. Una mattina di luglio del 1994 alla stazione di Forte dei Marmi si presenta l'allora presidente del Senato Carlo Scognamiglio, pantaloni bianchi camicia azzurra e scarpe da skipper, con prole al seguito. Attende l'intercity Livorno-Torino, diretto a Santa Margherita Ligure, sua destinazione. Piccolo dettaglio: il treno non ferma a Forte dei Marmi. E invece, visto l'illustre passeggero, l'intercity non solo si ferma, ma i solerti ferrovieri aggiungono, dietro il locomotore, uno speciale vagone lussuoso per accogliere la famiglia del presidente del Senato e portarlo in Liguria. Più spesso però l'intervento politico modella strade e autostrade. La A31, che da Rovigo corre verso il Trentino passando per Vicenza, ha preso il nome di «PiRuBi» dai tre ministri democristiani che a tutti i costi la vollero, e cioè Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia, guardacaso originari di Trento, Vicenza e Rovigo. Della Cassia bis, costruita negli anni Settanta per ridurre il traffico sulla vecchia Cassia, si disse che fu fatta per la comodità personale di Giovanni Leone, il presidente della Repubblica che proprio sulla Cassia aveva una immensa villa. Memorabile, poi, lo scontro a colpi di casello tra i democristiani abruzzesi Remo Gaspari e Lorenzo Natali, per portare l'autostrada verso i rispettivi collegi elettorali: rispettivamente Chieti e L'Aquila.Ancora un democristiano, il ministro dei Trasporti Fiorentino Sullo, fece imporre ai progettisti dell'A16 che il tracciato passasse da Avellino e non da Benevento, con grande complicazione ingegneristica viste le enormi pendenze da superare. Il fatto che Sullo fosse avellinese non è affatto una coincidenza. Così come cosentini furono i due ministri artefici della Salerno Reggio Calabria, il socialista Giacomo Mancini e il dc Riccardo Misasi, protagonisti nel convincere l'Anas a spostare il percorso verso le montagne, cioè verso Cosenza, invece che sulla costa lungo il Tirreno.Mentre l'A26, che da Genova arriva fino a Gravellona Toce in Piemonte, potrebbe chiamarsi la Nicolazzi, dal nome del ministro dei Lavori pubblici e segretario Psdi, originario di Gattico, uno dei caselli proprio della A26. E non per caso.