Daisy, la verità della Procura: "Non è un'aggressione razzista"

I pm indagano per lesioni aggravate. Caccia ai balordi del Doblò bianco. Grillo attacca: «Colpa dei giornali»

Un atto grave e brutale, che potrebbe costare ai suoi autori fino a quattro anni e mezzo di carcere: ma non un episodio di razzismo conclamato. Questa è per ora l'interpretazione che la Procura di Torino sta dando all'aggressione avvenuta domenica notte a Moncalieri ai danni di Daisy Osakue. L'uovo scagliato con violenza e a distanza ravvicinata contro l'atleta azzurra le ha danneggiato un occhio, e ha inevitabilmente rilanciato allarmi e polemiche sull'intolleranza verso gli immigrati. Alla magistratura tocca però il compito di inquadrare la vicenda giuridicamente, sulla base dei fatti concreti. E la linea della Procura è netta: non è stato il razzismo ad armare le mani dei due teppisti a bordo del Doblò bianco.

È una decisione significativa, perché viene da una Procura che in questi anni ha tenuto alta l'attenzione sui reati d'odio: appena tre settimane fa il suo capo, Armando Spataro, ha diramato una serie di direttive per perseguire con la maggiore efficienza i reati a sfondo razziale o di intolleranza. Quindi la decisione assunta dalla «vice» di Spataro, Patrizia Caputo, difficilmente può essere vista come un tentativo di minimizzare la gravità dell'accaduto.

L'accusa è comunque di lesione aggravata, anche se la prognosi dovesse restare inferiore ai venti giorni, visto che il fatto è stato commesso «da più persone riunite»: cioè dai due giovani cui da domenica notte i carabinieri danno la caccia setacciando le telecamere di sorveglianza della zona. «Potrebbe essere un lavoro lungo», fanno sapere gli inquirenti, anche perché i due potrebbero essere venuti da fuori.

A portare la Procura torinese a escludere l'aggravante razziale hanno contribuito anche le dichiarazioni della vittima, contenute nella denuncia contro ignoti depositata da Daisy Osakue nella serata di lunedì. Nel verbale la ragazza ricostruisce dettagliatamente i momenti dell'aggressione, e non fornisce alcun elemento di un movente razzista. Nessuna minaccia, nessun insulto, solo il braccio che si sporge dal finestrino destro del Doblò e fa partire l'uovo. D'altronde anche gli episodi avvenuti a Moncalieri nelle settimane precedenti, a opera anch'essi di due giovani sul furgoncino, hanno indebolito l'ipotesi che i due fossero impegnati in un raid anti-immigrati, perché i bersagli erano stati italiani. La sera del 25 luglio, davanti al ristorante «Nom Nom», a essere bersagliate a due riprese dal lancio di uova era stato un gruppo di amiche del posto: al primo giro il lancio colpisce una donna a un braccio, poi il Doblò fa il giro e riappare: «Questa volta ci siamo accorte dell'arrivo - ha raccontato al Corriere.it una delle donne - e abbiamo visto una persona che sporgeva il braccio fuori dal finestrino e lanciava un altro uovo contro il marciapiede. Indossava un cappellino ma era troppo buio per riconoscerlo. Queste persone devono essere fermate».

Che i due del Doblò vengano individuati in fretta lo chiede anche il vicepremier Luigi Di Maio, che pretende anche che i due «imbecilli e criminali» vengano «messi dentro»: prospettiva improbabile, visto che per i due si prospetta per ora solo una denuncia a piede libero. Ma Di Maio se la prende, oltre che con gli aggressori, anche con le polemiche che in queste ore hanno chiamato in causa il governo per il clima d'odio che starebbe alla base della raffica di aggressioni a immigrati: «Se si usano questi episodi per andare contro il governo allora non si sta affrontando culturalmente il problema del razzismo», dice Di Maio. E il suo capo, Beppe Grillo, se la prende con i giornali per il trattamento che hanno riservato al caso di Daisy: «Quello che fanno i media è portare la nazione verso il baratro: non avevo mai visto con i miei occhi un così forte condizionamento prima d'ora».