"De Gregorio si è inventato un ruolo inesistente. Fu il Pd a far cadere Prodi"

Mastella: "Non contava nulla, non aveva credibilità né rapporti. In realtà era Veltroni che considerava finito quel governo, le mie dimissioni accelerarono la crisi"

Onorevole Mastella, dopo la sentenza sulla compravendita di senatori Romano Prodi commenta: «Sarei ancora premier».

«Consiglio a Prodi di andarsi a leggere gli atti parlamentari di quei giorni. Il governo Prodi non cadde né per colpa di Mastella, né tantomeno per De Gregorio, che non ebbe nessun ruolo politico».

Ma è proprio l'ex senatore De Gregorio il protagonista dell'inchiesta sulle trame di Berlusconi per far cadere il governo di cui lei era ministro della Giustizia.

«De Gregorio non c'entra nulla con la crisi del governo Prodi. Molti dimenticano che lui passa dalla maggioranza al centrodestra subito dopo essere eletto, nelle prime settimane della legislatura, due anni prima che cadesse il governo! E nessuno di quelli che poi hanno votato la sfiducia a Prodi, dai senatori di estrema sinistra Rossi e Turigliatto, a quelli di Dini, al professor Fisichella, e men che meno noi dell'Udeur, furono influenzati da De Gregorio che non contava nulla, non aveva rapporti, non aveva nessuna credibilità nel centrosinistra che lo aveva messo al bando come voltagabbana. De Gregorio s'inventa un ruolo che non esiste proprio!».

Ma lei ebbe a che fare con lui?

«L'ho detto anche ai pm. Un giorno mi chiama e mi dice: “Passa a salutarmi all'Hotel Majestic, ti presento un amico”. Vado lì, metto la testa dentro e trovo De Gregorio con un certo De Chiara, che già conoscevo dai tempi della Dc perché era il rappresentante del Partito repubblicano americano in Italia. Poi in piedi dietro di loro una persona che mi diede subito una cattiva impressione. Seppi dopo che era il capo della Cia in Italia».

E che avevano da dire al ministro della Giustizia?

«De Gregorio mi fa: “Se fai cadere Prodi gli americani ti saranno molto riconoscenti, potresti diventare tu il primo ministro”. Gli risposi che ero io riconoscente agli americani perché mia moglie è italo americana, e i miei zii si erano trasferiti negli Usa e da ragazzo mi mandavano i dollari per studiare all'università. Me ne andai senza neanche bere il caffè».

La vulgata però è che il governo Prodi cadde per le dimissioni di Mastella e la sfiducia votata anche dal suo partito, l'Udeur.

«( Mastella si infervora ) Quelli che lo dicono sono degli idioti! Idioti sul piano storico-politico! Io facevo il ministro di quel governo, mica l'usciere. A cosa dovevo ambire di più? Che ci guadagnavo a far cadere il governo di cui facevo parte? Ma cose da pazzi veramente. La moglie agli arresti domiciliari, il mio partito saltato in aria, io dimesso da ministro, e tutto questo per far cadere Prodi? Ma sarei un imbecille o un pazzo a fregarmi da solo. Mi viene in mente quella sentenza in Turchia che ha condannato la moglie perché il marito, picchiandola, si è fatto male alla mano. Cornuto e mazziato pure io!».

Però è vero che le sue dimissioni fecero saltare in aria il già fragile equilibrio della maggioranza.

«Ma certo, le mie dimissioni accentuarono la crisi politica che già esisteva. C'era il giovane segretario del Pd, Walter Veltroni, che mal sopportava la miriade di partiti che sosteneva il centrosinistra, e immaginava una sua sfida con Berlusconi, in un quadro bipartitico. Siccome era più giovane, e i giornali facevano il tifo per lui, si era convinto che avrebbe vinto contro Berlusconi».

Sta dicendo che furono Veltroni e il Pd ad accelerare la fine di Prodi?

«Consideravano finita l'esperienza politica di quel governo, non c'è dubbio. Veltroni voleva eliminare tutti i “nanetti”, come li chiamava, i partiti più piccoli che costituivano l'Unione e che vedeva come un ostacolo per il Pd. Mi chiamò a pranzo - mi è testimone il senatore Fabris - era il 2007, per offrirmi di abbandonare l'idea di centro ed entrare nel Pd, con tutte le garanzie possibili. Ovviamente rifiutai. Questo per dire che Prodi non aveva più consenso parlamentare. Ma anche numericamente la storia di De Gregorio non regge. Se fa i conti vede che anche senza i nostri due voti dell'Udeur sarebbe caduto lo stesso. L'unica verità è che ho subito, io e la mia famiglia, una barbarie giudiziaria, dai contorni ancora tutti da chiarire. Ci fu un evidente disegno contro di me».

Un disegno di chi? Dentro o fuori dalle Procure?

«Un combinato disposto, elementi incrociati... Lavitola parla di “pressioni esercitate sulla Procura di Capua Vetere per il vergognoso arresto” di mia moglie. Ma nessun magistrato ha sentito di dover indagare su questa cosa. Strano no?»

Commenti

Valvo Vittorio

Ven, 10/07/2015 - 15:28

Con questa sentenza è stato commesso un crimine contro la Costituzione. I padri costituenti sapevano benissimo che ogni deputato è eletto da una parte dei cittadini e da questi poteva essere ricattato o di fare gli interessi del suo collegio trascurando quelli nazionali. Pertanto la dicitura senza vincolo di mandato significa, essere realisti e non ottusi burocrati! Inoltre fra i redattori della carta costituzionale figurava un genio del diritto Calamandrei e non ottusi comunisti imbevuti d'ideologia. A questo punto è possibile esporre il caso alla Consulta perchè è stato violato un dettame costituzionale?

Ritratto di gabrichan46

gabrichan46

Sab, 11/07/2015 - 07:08

Come quello Ruby, il processo De Gregorio, non è una ricerca della giustizia, ma un vero e proprio agguato. Per non parlare di quello Mediaset: due assoluzioni dalla consulta per lo stesso reato ed una condanna con una corte messa in piedi ad hoc. Volendo dimenticare quello CIR/De Benedetti. All'epoca dei fatti De Benedetti si diceva soddisfatto della soluzione e venti anni dopo ci ripensa ed un giudice (monocratico) gli assegna mille miliardi da prendere dalle tasche di Berlusconi. E la condanna per essere a conoscenza che qualcuno stava per pubblicare delle intercettazioni che costituivano denuncia di reato? Il reato non è stato perseguito, Berlusconi si. La magistratura politicizzata e la parte politica di riferimento sanno che gli Italiani sono impotenti, per cui non si preoccupano di commettere qualsiasi nefandezza per la lotta politica.

luan

Sab, 11/07/2015 - 08:01

Povero Silvio,tutti invidiosi dei suoi soldi fatti con tanta fatica