Delle Chiaie se n'è andato da capo. L'"anima nera" dell'album del terrore

Sempre sospettato e sempre assolto per le stragi: da piazza Fontana a Bologna. L'ultimo post: "La repressione non ci piega"

Se n'è andato quando era ancora il capo. Stefano Delle Chiaie, morto in una clinica romana a 83 anni, era l'ideologo di Avanguardia Nazionale, il movimento neofascista al centro di infinite trame eversive e di molti misteri italiani. Il suo nome, che chiunque abbia passato i cinquant'anni ha sentito pronunciare infinite volte nel corso dei Tg, è stato associato alla strage di Bologna e a quella di Piazza Fontana. C'era il suo zampino nel fallito golpe Borghese ed erano suoi «soldati» quelli che entrarono al Viminale la notte fra il 7 e l'8 dicembre 1970, cosi come è pacifico che Delle Chiaie, per tutti Er Caccola, abbia avuto un ruolo importante nella rivolta di Reggio Calabria dei «Boia chi Molla».

Insomma, se si sfoglia l'album del terrore, specialmente durante gli interminabili e torbidi anni Settanta, ci si imbatte in Delle Chiaie e nel suo movimento a ogni pagina. Al Nord operava Ordine Nuovo, i veneti di Freda e Ventura; al Sud c'era l'armata, più stracciona e meno acculturata, di Avanguardia Nazionale. Tutte e due le organizzazioni avevano rapporti con l'Aginter Press di Guerin Serac, formalmente un'agenzia di stampa creata a Lisbona ma in realtà una centrale del terrore e della strategia della tensione, a sua volta in contatto con la Cia e con diversi servizi segreti. Il marchio di fabbrica era la realizzazione di sanguinosi attentati puntualmente attribuiti all'ultrasinistra per spostare gli equilibri politici a destra. Così sarebbe avvenuto in Italia, a partire dal massacro di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, con Mario Merlino, fedelissimo di Delle Chiaie, infiltrato fra gli anarchici per far ricadere su di loro ogni responsabilità.

Purtroppo tutto questo complesso scenario non è mai stato dimostrato fino in fondo: mancano le condanne definitive per Freda, per Ventura e anche per Delle Chiaie. Sempre sospettato e sempre assolto. Burattinaio ma sempre presunto.

Scrive il giudice Guido Salvini, uno dei massimi esperti dell'intricatissima materia: «L'Aginter Press, lungi dall'essere una struttura lontana ed estranea, sembra essere stata uno dei segmenti che hanno fattivamente contribuito, in modo complementare (non potendosi contrapporre quella che è stata chiamata la pista internazionale alla pista interna) con l'intervento sia di strutture ufficiali sia di strutture apertamente illegali, a quella che nel nostro Paese è stata chiamata la strategia della tensione».

Questo dietro le quinte di un mondo diviso in due blocchi. Poi ci sono i tasselli italiani del puzzle: «Ordine Nuovo - spiega il magistrato - è la struttura prevalentemente responsabile, in termini di esecuzione materiale, degli attentati del 12 dicembre 1969». Uno dei momenti più sanguinosi della storia repubblicana. «Avanguardia Nazionale - aggiunge Salvini - è probabilmente responsabile degli attentati minori del 12 dicembre 1969». Quelli all'Altare della Patria. Non solo: «Tramite il suo leader, Delle Chiaie, ha garantito il rifugio e la latitanza, prima a Madrid e poi in Sudamerica, dei componenti di entrambe le organizzazioni che venivano via via colpiti da provvedimenti giudiziari, in cambio della disponibilità degli stessi a rendersi complici delle azioni sporche dei servizi di sicurezza di tali Paesi».

Lui stesso espatriò in America Latina, laboratorio di feroci dittature con cui aveva dimestichezza, e venne catturato, dopo un'interminabile fuga, a Caracas. Ancora poche settimane fa sul blog di Avanguardia Nazionale scriveva: «La repressione non ci piega, ci moltiplica».

Un leader fino alla fine.