Il destino della Ue nelle mani di Vienna

«All'Austria spetta l'impero del mondo», disse Federico III d'Asburgo nel Quattrocento. E, in effetti, Vienna da allora ha partecipato per cinque secoli ai campionati per il dominio dell'Europa, se non proprio del mondo: spesso vincendoli. Nel 1814, sconfitto Napoleone, fu proprio a Vienna che si decise il destino della Terra, e fu ancora Vienna che decise di rimetterlo in gioco dando avvio a quella che sarebbe stata chiamata Prima guerra mondiale. Sconfitta, da allora l'Austria è un piccolo Paese ma, se Cecco Beppe avesse vinto, oggi il tedesco sarebbe la nostra seconda lingua, se non addirittura la prima.

Però l'Austria non ha smesso di attraversare incubi e sogni degli europei. L'episodio più pericoloso fu certamente l'Anschluss del 1938, ovvero l'annessione alla Germania attraverso un colpo di mano dei nazisti. Sembrò che la Seconda guerra mondiale potesse scoppiare allora: e, per come sono andate le cose, sarebbe stato meglio, con una Germania meno preparata.

I nostri settanta anni di pace ce l'hanno fatta quasi dimenticare, l'Austria, se non fosse stato per gli attentati terroristici di chi voleva staccare dall'Italia l'Alto Adige (o Sud Tirolo) per riportarlo in Austria: 361 attentati, dal 1956 al 1988, con 21 vittime. Risolto quel problema, sembrava che dei nostri vicini si potesse non sentire parlare più, se non per i walzer viennesi, i concerti di Capodanno e qualche spedizione sciistica. Invece l'Europa unita la sua fragilità fanno diventare drammatico ogni sussulto in qualsiasi dei suoi Paesi, sia pure secondario per economia, popolazione, collocazione geografica.

Alla fine del secolo scorso i successi politici del governatore della Carinzia, lo xenofobo Jörg Haider, furono i primi scricchiolii del sistema europeo, un segnale che qualcosa stava accadendo e che poi è accaduto in tutta Europa. Il sereno esito della disfida di ieri fra il verde Van der Bellen e il nazionalista Norbert Hofer rallenta soltanto una tendenza per il distacco dall'Ue sulla quale gli austriaci dovranno esprimersi fra due anni, con le elezioni politiche. Sarà allora che torneremo ancora a parlare di un'Austria che pesa: eccome se pesa, in un'Europa fatta a domino.