Diana Bracco accusata di un'evasione milionaria

MilanoBufera su Diana Bracco. La presidente del cda del gruppo farmaceutico - nonché presidente di Expo - è indagata dalla Procura di Milano con l'accusa di evasione fiscale attraverso l'emissione di fatture false e di appropriazione indebita. Bracco avrebbe «scaricato» sui conti delle sue società spese sostenute per svolgere diversi lavori negli immobili personali e sulla barca di sua proprietà. E così, il 5 marzo scorso la Gdf di Milano hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip: oltre un milione di euro, corrispondente all'importo totale dell'imposta che sarebbe stata evasa. L'avviso di chiusura delle indagini è stato notificato ieri anche a Pietro Mascherpa, presidente del cda di Bracco Real Estate srl , e di Marco Pollastri e Simona Calcinaghi, due architetti dello studio Archilabo di Monza. La società Expo non è coinvolta nell'inchiesta. La Procura contesta alla manager «fatture per complessivi 3.064.435 euro confluite nella contabilità e nelle dichiarazioni fiscali presentate dalle società del gruppo - Bracco spa , Bracco Imaging spa e Spin spa - per i periodi d'imposta dal 2008 al 2013». Denaro che secondo l'accusa sarebbe stato riferito «all'esecuzione di forniture o di prestazioni rese presso i locali in uso alle medesime società», ma che invece avrebbe preso strade diverse. E che portano a località di prestigio, dalle isole del Mediterraneo alla Costa Azzurra. Sono cinque, infatti, gli immobili di proprietà di Diana Bracco e presso i quali sarebbero stati svolti i lavori di ristrutturazione e ammodernamento finiti nel mirino degli inquirenti. C'è Anacapri - uno dei due comuni dell'isola di Capri - e c'è Vence in Provenza, ci sono case a Merate, in provincia di Lecco, a Nizza Monferrato (Asti) e a Megeve, località sciistica dell'Alta Savoia, in Francia. Secondo le accuse, le fatture per lavori di ristrutturazione e riqualificazione degli stabili che fanno parte del patrimonio personale dell'ex presidente di Assolombarda e Federchimica venivano emesse con false causali, facendoli risultare come acquisti di macchinari e materiale per aziende del gruppo. «Non c'è stata frode fiscale - replica l'avvocato Giuseppe Bana, difensore di Diana Bracco -. Si tratta di contestazioni riguardanti l'inerenza all'attività di impresa di fatture, situazione non rilevante sotto il profilo penale, già definita con l'Agenzia delle Entrate con il ravvedimento operoso». E mentre i 5 Stelle lombardi attaccano la manager («Lasci la carica di presidente di Expo»), qualche imbarazzo lo mostra anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia: «Expo? C'è un possibile problema di immagine che deve essere valutato».

Commenti

cgf

Sab, 30/05/2015 - 23:55

ci sono politici che rifanno la tappezzeria alla barca mentre la fattura è intestata al Comune xyz a fronte di un capitolato per il rinnovo della sala consigliare.