"Dibba" papà e Luigino single Gli amori al tempo dei 5 stelle

Di Battista folgorato dal fasciatoio, Di Maio non più fidanzato. E la Raggi alle prese con l'ex che non molla

«Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano», chissà se i versi di Antonello Venditti valgono anche per loro. Luigi di Maio e Silvia Virgulti si sono lasciati, non è ben chiaro chi abbia deciso per l'altro, non si conoscono i motivi della rottura, il mito della trasparenza assoluta trova un argine nella privacy sentimentale, e noi ci sentiamo sollevati. «Siamo rimasti in ottimi rapporti», fa sapere il vicepresidente della Camera. «Ci siamo lasciati liberi di vivere ognuno la propria vita. Questo significa volere il bene dell'altra persona», scandisce lei, di dieci anni più grande. Quando un amore finisce, rimane sempre l'amarezza di quello che poteva essere e non è stato. Sembra ieri quando sulla rivista Vanity Fair il premier in pectore del M5s regalava il ritratto dell'idillio amoroso: «La differenza d'età non la sentiamo, Silvia è molto giovane fisicamente. Che sia bella e sexy mi rende orgoglioso». E nell'apice di elaborazione emotiva precisava: «Il sesso è fondamentale. Se non c'è sesso non c'è relazione. Il massimo è avere sesso con l'amore». Wow, roba da baci Perugina, da cieli stellati sopra di me e lenzuola incartapecorite sotto di me. Eppure tre anni di amore e convivenza trasteverina non sono bastati per il grande passo. Chissà se la diversa progettualità premier lui, ultraquarantenne lei non abbia avuto un peso nella cessazione del rapporto. Nella stessa intervista, Luigi metteva le mani avanti: «Mettere su famiglia? Non subito. Condividiamo oltre che un progetto personale anche quello per il Paese. L'idea della famiglia però c'è. I figli li vorremmo e anche il matrimonio. Io sono credente, non superpraticante».

Del resto, siamo la generazione che vuole sposarsi purché si sposino gli altri, che brucia dal desiderio di genitorialità purché i figli li facciano gli altri. Se però vieni da Avellino, non sei neanche laureato e serbi mille sogni nel cassetto, Palazzo Chigi incluso, dare di sé l'immagine rassicurante dell'uomo pronto a mettere su famiglia aiuta. Chissà se l'intraprendente Silvia, laureata in glottologia ed esperta di «programmazione neurolinguistica», non si sia stancata di aspettare.

Ha battuto invece tutti i record Alessandro Di Battista, lo scrittore deputato ancora per pochi mesi, che dopo l'esperienza con la moldava e biondissima Ana, anche questa giustamente mediatizzata, ha conosciuto Sahra, e come racconta nel nuovo libro con scarso spirito cavalleresco, «ci siamo incontrati il 23 ottobre 2016, tempo tre mesi circa ed era già incinta». «Dibba» farà il padre full time, per lui niente secondo mandato, non è ben chiaro in che modo sbarcherà il lunario mentre si profila nitidamente il suo futuro da candidato sindaco di Roma nel caso, probabile, di débâcle giudiziaria per Virginia Raggi. E proprio il sindaco di Roma, a proposito di amori che fanno giri immensi e poi ritornano, sembra l'archetipo romanissimo del conscious uncoupling, come ebbe a dire Gwyneth Paltrow nel momento della separazione da Chris Martin. Si smette di essere coppia senza rinunciare a stare insieme, vacanze insieme, weekend insieme... «Mi manchi da morire. Tuo marito», le scrisse in una celebre lettera pubblica Andrea Severini, il padre del suo unico figlio, a poche ore dall'elezione al Campidoglio. Da allora, al di là di qualche gossip insistente, Virginia si è sempre manifestata solo e soltanto al fianco di Andrea. Forse amore, forse abitudine, o forse soltanto un «giro immenso».