Dieta sana addio, sono italiani i bambini più grassi d'Europa

La tradizione alimentare mediterranea gettata alle ortiche: soprattutto al Sud e al Centro troppe merendine e poco sport

Molte merendine, colazione non adeguata e troppe bevande alcoliche. Il risultato è che i bambini italiani sono i più grassi d'Europa. La maglia nera il Belpaese se l'è guadagnata perché il 24 per cento dei nostri figli è in sovrappeso e il 12 per cento obeso.

«Questo perché stiamo perdendo la tradizione alimentare mediterranea», spiega Michele Carruba, del Centro studi e ricerche sull'obesità dell'università di Milano, relatore in un ciclo di incontri promossi dal Ministero della Salute a Expo. «Con l'industrializzazione e la tecnologia le persone continuano a mangiare la stessa quantità di cibo da un punto di vista quantitativo, ma non si muovono più e quindi non bruciano energia», continua l'esperto. In Italia, infatti, il 10 per cento della popolazione è obeso e il 46 per cento in sovrappeso. In particolare si è registrato un leggero calo nella fascia 8-9 anni, ma restano troppi i bimbi extralarge.

I dati emersi dalle ricerche effettuate dal Sistema di sorveglianza nazionale Okkio alla Salute, promosso dall'omonimo ministero, già nel 2014 evidenziavano che il fenomeno era più marcato al Sud e al Centro e ad oggi la situazione non è cambiata. A favorire l'aumento di peso tra i piccoli sono le abitudini alimentari errate: l'8 per cento salta la prima colazione, il 31 la fa in maniera non adeguata mentre il 52 per cento fa una merenda a metà mattina troppo abbondante. Il 25 per cento dei genitori dichiara, poi, che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura e il 41 per cento che assumono abitualmente bevande zuccherate e gassate. Non tutti, poi, svolgono regolarmente attività fisica. Il 18 per cento non fa più di un'ora a settimana mentre il 35 per cento guarda la tv o resta incollato ai videogiochi più di due ore al giorno.

Interventi mirati per combattere l'obesità potrebbero far risparmiare al Ssn 22 miliardi di euro l'anno, gran parte dei quali spesi per l'ospedalizzazione. «Le cellule adipose diventano un vero e proprio organo endocrino che secerne sostanze che intaccano il funzionamento degli altri organi - dice Carruba -. Cervello, cuore, reni, ma soprattutto il pancreas, che sviluppa insulino-resistenza e quindi provoca il diabete. Oggi sappiamo che questa forma della malattia parte da un accumulo di grasso a livello viscerale. Continuiamo però a trattare l'obesità come un problema estetico e a limitare i danni intervenendo una volta che la malattia si è manifestata». La soluzione? Far dimagrire il paziente. Una perdita di peso del 5-10 per cento sarebbe sufficiente a migliorare la qualità di vita del malato fino ad arrivare a volte alla remissione del diabere.

«Bisogna anche focalizzarsi sulla prevenzione - dichiara Gianluca Perseghin, endocrinologo del Dipartimento di scienze biomediche dell'università degli studi di Milano e di Medicina metabolica al Policlinico di Monza -. Diversi studi hanno confermato l'efficacia della dieta mediterranea arricchita con olio di oliva extra vergine e con frutta secca. Ed è importante un esercizio fisico strutturato. È dimostrato che almeno 4 sessioni la settimana da 45 minuti l'una di attività aerobica come cyclette o step aiutano nella prevenzione».