"Dimettiti", "Non fare il piangina", "È colpa tua": l'ira della base contro Giggino si scatena sui social

«Il Fatto» di Travaglio accusa «l'elettorato isterico» e ordina: «Opposizione obbligata»

Ieri dicevano che l'informazione era morta, oggi dicono che hanno perso le elezioni per colpa dell'informazione. E quindi per l'utente M5s, Ciro Pellegrino, «bisogna levare immediatamente i soldi all'editoria. Sono loro il cancro», mentre per Antonella Nellanto «la comunicazione è in mano alla mafiomassoneria e va combattuta seriamente».

Qual è l'umore della base M5s? Attivisti inferociti, complottisti dichiarati, antivaccinisti con la febbre, giustizieri senza macchia, a commentare sui social la sconfitta del M5s ci sono tutti. Anche il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. Sulla prima pagina di ieri ha titolato: «Per i Cinque Stelle una strada obbligata: l'opposizione». Sul suo profilo Twitter ha cinguettato: «Di Maio non l'ha detto chiaramente ma temo che per vendicarsi della sconfitta ripristinerà la povertà». Tutti puntano su Luigi Di Maio che non deve solo difendersi da Alessandro Di Battista, («Passa il timone di capo politico ad Alessandro Di Battista», scrive Betty Cancedda su Facebook), ma proteggere anche dal suo popolo che sul web lo ha prima scelto ma che sul web adesso lo bastona. E infatti sulla bacheca del leader, Carola Meli gli consiglia di tornare a casa «perché hai perso sei milioni di voti. Sei un incapace» e Maurizio Merlotti gli ricorda che non «deve fare il piangina dato che la guerra con la Lega l'ha iniziata tu». E però, Cinzia Ricci (e non è la sola) ha il coraggio di chiedere a Di Maio quello che Grillo e Casaleggio non gli hanno ancora chiesto: «Dimettiti». Tra la base che schiuma sul web c'è una vasta parte che ha individuato il responsabile della sconfitta in un nemico invincibile e ostile: la democrazia. È un po' quello che pensa sempre Travaglio che, nell'editoriale di ieri, ha detto che il tonfo del M5s è colpa «dell'elettorato isterico». Per Pietro, che scrive sul blog del M5s, la soluzione è mandare gli italiani «a c» perché «non vi meritano. Lasciateli nella m alla quale sono abituati». Come si sa, in politica, quando si perde, si dice sempre che la comunicazione non ha funzionato. Sono molti quelli che sui social riabilitano Rocco Casalino, («Riportare Casalino capo della comunicazione M5s» chiede Paolo Frescetti) mentre rimane la più originale delle spiegazioni, della caduta del M5s, quella indicata in un tweet dall'incontenibile Vittorio Sgarbi: «Di Maio: la nostra gente si è astenuta. Erano tutti al centro commerciale con la card del reddito di cittadinanza». E chi l'avrebbe mai detto che tra gli «imputati» per la base ci fossero Roberto Fico e la ministra della Sanità, Giulia Grillo? Per Fico viene ripristinata l'antica categoria del «traditore» e, anzi, per Achille Nuccorini che, tra le altre cose «prenderebbe gli astenuti a calci in culo», i fedelissimi di Fico sono «carogne». A leggere Nicola Drago è proprio di Fico «lo sbaglio perché ha virato a sinistra» ed è per questo «artefice della disfatta». Non si conosce il peso, e la quantità dei no vax, ma sono loro, senza dubbio, i più incolleriti. Edo Sarnataro ce l'ha con la Grillo che «ha tradito tutte le promesse sulla libertà vaccinale». Pia Serretiello sostiene che è necessario «mandarla via» e che addirittura il M5s, e lo pensa Renata Cremonini, abbia stretto «un inciucio» con le case farmaceutiche. Fantasiosa rimane la spiegazione di Franz Montales che ha individuato il problema in Gianluigi Paragone: «È troppo brutto. Nessuno lo vota». Emanuele Torcoletti, non ha, nonostante tutto, smesso di credere in Di Maio: «Grande Giggi! Tutti dubitavano delle tue capacità e invece da solo sei riuscito a portare la Lega al 34». In questa pentola di sentimenti, chi ha forse espresso il pensiero definitivo è Massimo Secondulfo a cui non resta altro che registrare lo stato del dibattito sulle bacheche grilline: «Stanno più congiuntivi sbagliati in tutti questi commenti che in dieci di terza elementare».