Docenti al bivio e quei sacrifici decisi da un Pc

«Ma scusi, se anche mio figlio dopo lo stage venisse assunto come farebbe a vivere in un'altra città con 1.200 euro al mese?». «Ha perfettamente ragione. Lei si tenga pure suo figlio, che l'azienda per quel posto troverà un altro». Ho avuto più di una conversazione come questa in oltre dieci anni di selezioni per le borse di studio del Master sull'Automobile del Centro Studi Fleet&Mobility. Questo pensano molti italiani: il lavoro glielo devono portare sotto casa. Perché il lavoro è un diritto, come l'istruzione e l'assistenza sanitaria. Ovvio che una piccola percentuale di insegnanti, che pure ha avuto l'assunzione a tempo indeterminato, si lamenti di un'assegnazione troppo distante.

Chi si deve spostare in forza di una domanda di insegnanti che non coincide con l'offerta, in termini di territorio, deve accettare che si spostano le persone, non il lavoro, nel mondo reale. Che un giovane poi debba fare dei sacrifici all'inizio sta nell'ordine delle cose. Si adatterà, soffrirà qualche rinuncia (non la lontananza dalla fidanzata, sia chiaro). Se poi si tratta non di giovani ma di 40enni e 50enni, viene da chiedersi come mai a quell'età, con un'ottima scolarizzazione e una laurea, non abbiano intrapreso da decenni un altro lavoro, uno qualsiasi. A quest'ora sarebbero ben inseriti. Invece hanno preferito una vita di supplenze mal pagate. Evidentemente il premio finale deve ben valere decenni di precariato.

A chi invece è stata assegnata una sede distante, diciamo in Veneto, mentre la scuola sotto casa attende un insegnante che verrà guarda caso dal Veneto, e i due profili sono abbastanza sovrapponibili, dobbiamo dire che sì, il calcolatore probabilmente ha commesso un errore. In verità, ne avrà commessi più d'uno. I sistemi, per quanto ci sforziamo di chiamarli intelligenti, per darci conforto da soli, non fanno altro che applicare gli input che hanno ricevuto. Sono ben lontani dalla sofisticazione e dalla flessibilità del pensiero umano. È in corso un grande dibattito a livello mondiale su questo. Meglio sarebbe stato far decidere agli uomini, ai dirigenti delle oltre 8.600 istituzioni scolastiche, quale insegnante chiamare per quella cattedra. Ma quando mesi fa, da queste pagine, sostenemmo che anche le assunzioni andassero fatte non per concorso ma con colloqui di selezione, responsabilizzando i dirigenti, molti eccepirono che il bene supremo fosse l'imparzialità, tutti uguali davanti agli stessi identici criteri. Bene, tenetevi allora la fredda assegnazione del computer.

Commenti

Tergestinus.

Gio, 11/08/2016 - 08:27

La chiamata diretta non è la soluzione, è il colpo di grazia. I presidi chiamerebbero soltanto quei docenti disposti a dare il 6 a tutti. Non si dimentichi che scuole e presidi ricevono danaro in funzione del numero degli alunni promossi. La scuola non è assimilabile a un'attività commerciale, perché in quest'ultima i clienti sono essi stessi interessati ad avere il prodotto migliore. A scuola non è così, gli alunni a scuola ci vanno malvolentieri, costretti dalle famiglie, le quali a loro volta non vogliono avere problemi con la scuola. Il modello cui la scuola deve uniformarsi è casomai quello della caserma, non certo quello della concessionaria di auto. E' stupefacente che non si riesca a capire questo dato elementare.