Il piano Ppe per "distribuire" migranti

Documento degli 11 capi di Stato e premier: tetto alle richieste di asilo

RomaUna soluzione europea a un problema europeo. I presidenti dei gruppi dell'Europarlamento Gianni Pittella, S&D (Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici), Guy Verhofstadt per l'Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa) e Manfred Weber per il Ppe (Partito Popolare Europeo) in una dichiarazione congiunta in vista del Summit europeo sull'immigrazione provano a scuotere gli Stati membri e a sollecitare azioni di solidarietà concreta. Ma al di là del segnale congiunto arrivato dai tre gruppi - che insieme rappresentano la maggioranza dei parlamentari Ue - c'è anche un documento comune più dettagliato definito dal Ppe con il quale gli undici capi di Stato e di governo appartenenti a questa famiglia politica si presenteranno al vertice. Una bozza di cui discuteranno oggi e domani a Milano, alla riunione del Ppe a cui prenderanno parte anche Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, Lara Comi, Pierferdinando Casini e Angelino Alfano.

Il documento del Ppe mette in campo alcune proposte innovative. La prima riguarda la distribuzione dei richiedenti asilo. Il peso degli sbarchi non è certo equamente distribuito, con pochi Paesi che sopportano l'onere di gran lunga maggiore di un flusso che nel 2014 ha toccato numeri record (276mila gli sbarchi, con un aumento del 155%). Ebbene il Ppe tra le ipotesi introduce quella di fissare quote massime di richiedenti asilo per Paese, in base alle dimensioni del singolo Stato e alla sua situazione economica. «Una distribuzione più equa del peso tra gli Stati membri deve essere qualcosa di più di uno slogan», si legge nel testo, visto che 5 Stati membri (Svezia, Germania, Francia, Italia e Ungheria) hanno ricevuto il 70% delle richieste di asilo). Il Ppe propone anche una valutazione attenta dell'efficienza delle politiche di rimpatrio per i richiedenti asilo la cui domanda non è stata accolta. I meccanismi di rimpatrio sono, infatti, poco funzionanti non solo in Italia, ma anche negli altri Paesi europei.

Il passaggio del documento sulle possibili azioni militari contro gli scafisti appare ancora vago. Si parla della «necessità di rafforzare la cooperazione internazionale per una operazione militare coordinata contro i trafficanti di esseri umani», ma anche dell'esigenza di rafforzare mezzi e poteri di Europol e Frontex. Interessante il passaggio dove si prevede di migliorare e rafforzare la sicurezza e la sorveglianza delle frontiere esterne europee attraverso l'uso delle nuove tecnologie. Tra queste l'adozione del sistema «Smart Borders» (e il superamento, ad esempio, dei timbri sui documenti di viaggio). Nel documento si propone anche l'aumento del budget di Frontex, l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea, e l'introduzione di un nuovo corpo: le Guardie di Frontiera Europee.