Tonina, la "mamma assoluta" che ha vinto per amore del figlio

Se l'inchiesta è stata riaperta il merito è soprattutto suo: non ha mai mollato

«Ho promesso a Marco che scoprirò la verità». È quello che dice Tonina, la madre di Pantani, quando cerca di spiegare al mondo perché si è battuta fin dal primo momento contro la sentenza di suicidio. Non dice quanto soffre una madre al pensiero che suo figlio possa averla lasciata volontariamente, non sia ricorso a lei prima di abbandonarsi alla disperazione e alla morte. No, non è questo che dice Tonina. L'ha promesso a Marco: è questa l'unica cosa che conta.

È un rapporto fortissimo, da persona a persona, ma da persona che conosce in profondità la montagna della vita scalata insieme, metro dopo metro, montagna che il Pirata sembrava aggredire con tale facilità da lasciare sorpresi, incantati tutti quelli che lo guardavano.

Sono molto numerosi nella storia i nomi di «Grandi» - grandi nell'arte, nella poesia, nella scienza, nello sport - di cui è rimasto famoso il particolare legame con la madre, l'importanza che ha avuto questo legame nel sostenerli in tutte le terribili difficoltà che si presentano inevitabilmente nel compiere una grande opera. Giacomo Leopardi afferma in uno dei suoi folgoranti Pensieri, che un «Grande» è senza padre. Anche se questo padre concretamente esiste.

La figura paterna impedisce al figlio di essere del tutto se stesso, lo vincola ad un ruolo che ne delimita i confini. La madre di un Grande, invece, gli crea continuamente spazio vuoto intorno; allarga questo spazio mano a mano che il figlio cresce in grandezza; lo sostiene con la sua assoluta fiducia che il figlio è in grado di raggiungere la meta che si prefigge. Nulla è sacrificio per lei nell'aiutare il figlio a convincersi che nulla è sacrificio per lui nel diventare ed essere un Grande. Nei grandi eroi dello sport è successo qualche volta che questo particolare legame abbia reso difficile o addirittura creato un impedimento alla realizzazione di una meta molto rischiosa. È successo, per esempio (o almeno così si dice) ad Alberto Tomba, eroe dello sci alpino, fantastico vincitore dello Slalom gigante. Non sappiamo se sia stato in realtà a causa di un infortunio che Tomba ha rinunciato alla discesa libera, ma tutti i suoi fan erano convinti, e i giornali sportivi se ne fecero portavoce, che Alberto aveva promesso a sua madre di non farla. La madre di Alberto certamente aveva il cuore in gola ogni volta che suo figlio si lanciava con rapidissima eleganza in spaventose curve, ma la discesa le faceva ancora più paura.

Tonina però è una madre assoluta. Proprio perché non avrebbe mai impedito al suo Marco di correre un rischio pur di arrivare sulla cima della montagna, è certa che Marco non può aver ceduto, che l'anima di poeta che abitava in Marco come abita in ogni Grande, sarebbe rifuggita da una fine così miserevole. E questa è davvero una «prova». Il mondo pieno di ostilità, di invidia, che si è creato a poco a poco intorno allo sport, portando, insieme al crescere del mercato e delle enormi somme di denaro che vi girano intorno, anche al doping e alle truffe, sicuramente ha influito, oltre che sul suo rendimento atletico, sullo spirito sensibilissimo e dolce di Pantani, rendendolo scontento della sua vita, forse addirittura della sua scelta di vita. Si è scoperto dopo la sua morte che aveva fatto molte donazioni per l'aiuto all'infanzia, ma l'aveva fatto in silenzio, in segreto, senza che nessuno ne sapesse nulla, quasi a negare che la sua fosse generosità. Per lui, infatti, non lo era. Non riteneva giusto possedere tanta ricchezza.

È stato davvero il mondo dello sport a farlo soffrire, la corruzione nella quale sprofonda ogni ambiente in cui circolino la fama e il denaro, ma soprattutto che diventa «spettacolo», lasciando l'individuo tanto più solo quanto più il suo nome è sulle labbra di tutti. Proprio perché ne era consapevole, però, proprio perché la sua anima non gli somigliava, Marco era più forte dell'ambiente che lo circondava, gli resisteva; non era il «vinto», ma il vincitore. Tonina lo sa. Perciò combatte, è giusto che combatta.