Donna sparita a Brescia Video incastra l'ex marito: trascinava un sacco nero

L'uomo, un operaio marocchino, è in stato di fermo: ha precedenti per maltrattamenti

Federico Malerba

Lui nega tutto, ma gli inquirenti hanno il forte sospetto che nel sacco nero, grosso e pesante, che ha caricato nel baule della sua auto sotto l'occhio della telecamera di sicurezza di un bar, ci fosse la ex moglie, stordita o peggio ancora cadavere.

Lui è un operaio marocchino di 50 anni, padre di due bambini (una di 9 e uno di 3), lavora di una fonderia di Seniga e in passato è stato denunciato dalla consorte per maltrattamenti e percosse. Lei, Souad Allou, di anni ne ha appena 29, vive nella periferia di Brescia in via Milano coi figli e lavora al mattino come domestica e di pomeriggio in un ristorante self-service nella zona nord della città. Si sono separati da un paio d'anni e da allora lui si è trasferito dalle parti di Cremona.

Di Souad non si hanno più notizie da domenica sera. Dopo aver passato tutta la giornata di lunedì da soli sono stati proprio i figli a dare l'allarme, avvisando i vicini di casa che poi si sono messi in contatto col padre. A denunciare la scomparsa della donna è stato proprio l'ex marito: «Ha lasciato i nostri bimbi da soli e se ne è andata», ha spiegato alla polizia locale.

A quel punto è intervenuta la squadra mobile che si è recata presso l'abitazione senza però trovare nulla di compromettente. A far scattare il fermo, e il trasferimento nel carcere di Canton Mombello nella serata di mercoledì, è stata invece l'analisi delle immagini catturate dalla telecamera installata sul retro del locale che si trova al piano terra. Qui si vede l'uomo che attraversa il cortile interno del condominio trascinando a fatica il sacco nero di cui sopra, uno di quelli che si usano per l'immondizia.

Lui si difende disperatamente: «Non ho ucciso mia moglie» - ha ripetuto agli inquirenti coordinati dal magistrato Maria Cristina Bonomo -, che però non sono affatto convinti dalla sua versione. E anche il suo legale, l'avvocato Gianfranco Abate, ha annunciato che intende rinunciare al mandato per incompatibilità con l'assistito. L'accusa nei suoi confronti è di omicidio volontario e occultamento di cadavere, in queste ore l'udienza preliminare dovrebbe convalidare il fermo.

Inevitabilmente il dettaglio del sacco richiama alla memoria il macabro duplice omicidio che sconvolse Brescia ormai 13 anni fa, quando Guglielmo Gatti (poi condannato all'ergastolo) uccise gli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo i cui resti martoriati furono ritrovati in un dirupo vicino al Passo del Vivione, in Valcamonica, dentro alcuni sacchi dell'immondizia.

La speranza ovviamente è che l'epilogo non sia lo stesso e che la giovane Souad sia ancora viva, ma ogni ora che passa aumenta la preoccupazione e la pressione sul 50enne marocchino. Che per ora resiste strenuamente continuando a urlare la propria innocenza. Ma le indagini proseguono, e per gli inquirenti ricostruire i suoi movimenti di quella notte sarà solo questione di tempo.