Draghi sfodera il bazooka: giù i tassi e liquidità record

La Bce abbassa il costo del denaro ai minimi storici. Acquisti di titoli per 500 miliardi in tre anni. Subito reazioni positive: volano le Borse, l'euro si indebolisce, cala lo spread

L' aveva fatto capire. L'ha fatto. Mario Draghi apre le danze delle «misure non convenzionali» della Bce per favorire la crescita. In primo luogo porta i tassi al minimo storico, abbassandoli dallo 0,15 allo 0,05%. Poi, per alleggerire i bilanci degli istituti di credito, annuncia un piano di acquisti dei cosiddetti «asset backed securities», Abs (titoli delle cartolarizzazioni - mutui compresi - nelle pance delle banche). Prenderà luce a Napoli, il 2 ottobre prossimo. Si parla di interventi per 500 miliardi in tre anni.

L'obbiettivo del presidente della Bce e di buona parte del consiglio (non c'è stata unanimità sulle scelte) è quello di mettere le banche nelle condizioni di rendere fruibile a famiglie e imprese sia il denaro a basso costo, sia le nuove immissioni di liquidità previste: così da contenere i pretesti per non abbassare gli interessi sui prestiti. E per le banche che lasciano euro nei forzieri di Francoforte, i tassi diventeranno negativi.

Il presidente della Bce ammette che nel consiglio direttivo della Bce si è discusso di quantitative easing : formula che significa l'acquisto di titoli pubblici dei Paesi in crisi. «Alcuni (membri del board) hanno messo in chiaro che avrebbero voluto fare di più, altri volevano fare meno», commenta. Ed ogni decisione è rinviata all'appuntamento di Napoli.

Immediate le reazioni positive del mercato: lo spread italiano scende a quota 138 e l'euro intorno a 1,30 sul dollaro. Il combinato disposto delle due quotazioni porta il rendimento del titolo decennale italiano sotto quello dell'omologo americano. E la Borsa festeggia, segnando un aumento del 2,82%. Bene anche Wall Street.

Alla base delle scelte «non convenzionali», la stima della Bce che la crescita europea quest'anno non sarà superiore allo 0,9%; quella del prossimo anno all'1,6%; quella del 2016, all'1,9%. «La ripresa si è indebolita», commenta Draghi. E seppure il presidente della Bce escluda la deflazione continentale (andamento negativo dei prezzi), l'inflazione europea sarà quest'anno ferma allo 0,6% ed allo 0,9% nel 2015: ben lontani dal tasso del 2% previsto.

In qualunque caso - garantisce il presidente della Bce per assecondare le preoccupazioni tedesche - terremo sotto controllo il livello dei prezzi.

La Bce, quindi, ha iniziato a fare la sua parte per favorire la crescita. E altre iniziative ha in mente di adottarle tra meno di un mese. E con l'occasione, Draghi ribadisce il discorso di Jackson Hole: quello che Schaeuble diceva che era stato frainteso. «Credo di essere stato molto chiaro. Ci sono tre strumenti per ridare slancio alla crescita: le riforme strutturali, la politica monetaria e quella fiscale. La mia conclusione - sottolinea - è che non ci sono stimoli monetari e fiscali che possano avere effetti senza riforme strutturali ambiziose, importanti e convinte».

E lancia il messaggio: «il mio appunto principale è che bisogna fare le riforme strutturali».

Draghi non rivela i contenuti dell'incontro con Matteo Renzi, ma ricorda che il Patto di Stabilità («la nostra ancora») contiene elementi di flessibilità di bilancio.

«Entro la cornice del Patto si possono prendere decisioni che siano a sostegno della crescita e che, contemporaneamente, contribuiscono al risanamento dei bilanci». In qualunque caso, «sarebbe molto meglio se facessimo prima una discussione molto seria sulle riforme strutturali e poi discutessimo di flessibilità».