Draghi teme il super euro ma "vieta" la doppia moneta

Il governatore Bce insiste sulla politica espansiva: "Così si stabilizza l'inflazione". Appuntamento al 26 ottobre

Il whatever it takes di Mario Dragh - frase con cui il presidente della Bce ha dato avvio, cinque anni fa, al programma di acquisti da parte di Francoforte di titoli di Stato «finché e per quanto serve» - rimane attuale e confermato. Questo contrariamente alle attese di chi si aspettava già nel responso della riunione di ieri del consiglio direttivo dell'Eurotower una prima presa di posizione formale sul rallentamento del Quantitative easing (Qe). La politica di acquisti portata avanti dalla Bce a un ritmo iniziale di 80 miliardi al mese e poi sceso, lo scorso aprile, a 60, ha finora sostenuto l'economia europea, a cominciare da quella italiana, ma da più parti ci si chiede quanto possa durare. E, ancora una volta, Draghi è stato chiaro: finché serve e per quanto è necessario, tanto più che lo scenario già complesso risente del super euro che condiziona l'inflazione.

Il presidente della Bce ha sì ammesso che ci sono state alcune discussioni «preliminari» sul cosiddetto tapering, ovvero la stretta attesa sugli acquisti operati da Francoforte, ma ha poi rinviato il tema alla riunione dell'Eurotower del 26 ottobre. Sempre poi che lo scenario di crescita, attualmente «sostenuta» non cambi direzione e non si indeboliscano le previsioni sulla stabilità dei prezzi. L'obiettivo dichiarato di Francoforte è quello di riportare l'inflazione dell'Eurozona dall'1,5% attuale al 2%: un target che secondo Draghi potrebbe essere raggiunto solo nel 2020, dopo un calo all'1,2% previsto per il 2018 e il ritorno all'1,5% l'anno successivo. Per ironia della sorte il recente rafforzamento dell'euro, la valuta su cui sovraintende la Bce, potrebbe penalizzare la progressiva normalizzazione dei prezzi al consumo. Lo ha rilevato ieri Draghi che si è detto preoccupato dell'elevata volatilità dei cambi registrata negli ultimi mesi in quanto «fonte di incertezza per le sue implicazioni a medio termine sull'outlook dell'inflazione dell'Eurozona». Draghi comunque, rispondendo a una domanda sollevata nel corso della conferenza stampa sul progetto di una valuta virtuale in Estonia, ha dichiarato che «nessun Paese membro dell'unione monetaria europea può introdurre una propria valuta». Un tema d'attualità anche in Italia dove si è ipotizzato, di recente, l'introduzione di un doppio circuito.

«Non vedo gli effetti negativi del programma Qe. E se ci fossero sarebbero largamente annullati dagli effetti positivi sulla crescita» ha poi concluso Draghi rispondendo alle critiche sollevate soprattutto dalla Germania e chiarendo che, se necessario, «il consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma Qe in termini di importo e/o di durata». Come previsto infine i tassi sono rimasti invariati.

Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Ven, 08/09/2017 - 09:15

Finora sei stato bravissimo Draghi a salvare l'economia europea. Attenzione che se la moneta cresce troppo di valore, non si esporta più. Non so quale sia il danno maggiore.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Ven, 08/09/2017 - 10:24

Non è Draghi che vieta le doppie monete, ma sono i Trattati europei. I Paesi che aderiscono all'euro hanno trasferito la propria sovranità monetaria alla BCE, auto-limitandosi di fatto all'impossibilità di avere una moneta nazionale a corso legale. Quello che resta è molto poco, solo la possibilità di avere monete virtuali, tipo bitcoin o sardex, che però non possono essere garantite da istituzioni pubbliche, e sono soggette a grosse fluttuazioni.