Droni anti-Isis, dall'Italia solo un "nì"

Gli americani chiedono di far partire i velivoli dalla base di Sigonella. Il governo accetta solo per operazioni «difensive»

Gli americani chiedono all'Italia di bombardare le bandiere nere in Libia con i loro droni che partono da Sigonella. Il governo Renzi dice no, altrimenti i pacifisti potrebbero protestare. Però permette in gran segreto di armare i velivoli senza pilota Usa per operazioni «difensive». In pratica possono sganciare i missili se vengono attaccati oppure i corpi speciali Usa e alleati sul terreno sono sotto tiro.L'ennesima figura da Italietta, che non ha il coraggio di far bombardare le roccaforti del Califfo in Libia nemmeno agli altri se decollano dal nostro Paese, è stata rivelata dal Wall Street Journal. Fino allo scorso anno i droni americani di Sigonella potevano venir utilizzati solo per missioni di ricognizione.

Il quotidiano Usa rende noto che dallo scorso gennaio il nostro governo ha concesso agli Stati Uniti di far partire armati i loro droni della base siciliana di Sigonella per operazioni difensive. I velivoli senza pilota sono presenti dal 2011 nell'isola, ma l'accordo con il nostro paese prevede determinati caveat. «Dopo oltre un anno di negoziati» scrive il Wsj citando fonti militari Usa anonime «gli italiani hanno garantito il permesso di usare i droni solo in maniera difensiva per proteggere le operazioni delle forze speciali in Libia». In realtà Washington voleva il via libera per operazioni «offensive», che colpiscano le roccaforti delle bandiere nere in Libia. Venerdì scorso l'attacco al campo di addestramento di Sabrata è stato compiuto dagli F15 statunitensi, che hanno dovuto decollare dalla lontana Inghilterra.«I funzionari Usa stanno ancora cercando di convincere il governo italiano a compiere operazioni offensive» riporta il quotidiano. Il rifiuto è dettato dal fatto che «i funzionari italiani hanno espresso il timore di accendere in casa un'opposizione anti guerra, soprattutto nel caso di vittime civili».

Nel raid di Sabrata sarebbero morti due ostaggi serbi, una diplomatica e il suo autista oltre a una donna e a un paio di bambini, familiari dei capi dello Stato islamico e loro accoliti eliminati. Per il timore dei pacifisti stiamo costringendo gli americani a fare il lavoro duro in Libia con un braccio legato dietro la schiena. Però i droni con i loro missili Hellfire vengono utilizzati per attacchi mirati dall'Afghanistan fino alla Siria e l'Iraq con maggiore precisione e meno danni collaterali dei caccia bombardieri.L'aspetto paradossale è che il governo ammette pubblicamente la minaccia dello Stato islamico alle porte di casa nostra, ma poi limita le operazioni degli alleati che vogliono colpirlo dalle nostre basi per paura dei pacifisti.Nel frattempo, ieri, Usa e Russia hanno annunciato in una dichiarazione congiunta di aver raggiunto un accordo per proporre un cessate il fuoco in Siria a partire dalla mezzanotte di sabato 27 febbraio, ora di Damasco. La tregua esclude gli attacchi all'Isis e a Jabhat al-Nusra, l'affiliata locale di Al Qaida, e ad «altre organizzazioni terroristiche designate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu». Riad Hijab, coordinatore dell'opposizione siriana, ha annunciato il sì alla tregua. Americani e russi prevedono di condividere informazioni sul rispetto del cessate il fuoco, anche se i meccanismi rimangono incerti. Per il presidente russo Vladimir Putin, che ha parlato al telefono con il presidente americano Barack Obama sullo stop alle ostilità, si tratta di «un'opportunità reale per fermare lo spargimento di sangue in Siria».

www.gliocchidellaguerra.it

Commenti

little hawks

Mar, 23/02/2016 - 12:42

La guerra è da evitare fino all'ultimo, ma se va fatta ha le sue regole: non si può limitare troppo l'offensiva per banali motivi di convenienza politica. E' come combattere con un braccio legato. O parla la diplomazia o chi continua ad attaccarci deve essere distrutto il prima possibile. Non è comprensibile che poche migliaia di uomini, per quanto pazzi e sanguinari ma senza copertura aerea, possano sopravvivere ad un attacco "vero" della coalizione anti Isis. Se il califfo continua la sua scellerata azione è perché molti lo aiutano a sopravvivere sia in Siria che in Libia.