Duccio non ce l'ha fatta, travolto e ucciso dalla corsa folle dei rom

Morto il 29enne investito in un inseguimento tra auto. La Procura: è omicidio volontario

Firenze - Quando i medici dell'ospedale fiorentino di Careggi hanno staccato la spina che teneva in vita Duccio Dini, nel tardo pomeriggio di ieri, un'esplosione di rabbia e dolore ha colpito l'intera città.

Dopo una giornata passata a fare il tifo per il 29enne rimasto gravemente ferito nel folle inseguimento tra tre auto guidate da rom e lanciate a tutta velocità, alla fine della procedura per l'accertamento della morte cerebrale Duccio è spirato nel reparto di terapia intensiva. I genitori hanno dato il consenso alla donazione degli organi, ma il pensiero che il suo sacrificio salverà altre vite per ora è una magra consolazione, davanti al dolore per la tragedia che si è verificata sabato alla periferia del capoluogo toscano. Alla luce della morte di Duccio, commesso con la passione per la Fiorentina, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati tre persone con l'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale: si tratta dei tre arrestati, Deban Mustafa e Remzi Amet e di Antonio Mustafa, denunciato a piede libero.

I tre dovranno rispondere anche delle lesioni nei confronti dell'uomo che inseguivano, un cittadino macedone, vittima della spedizione punitiva per un matrimonio finito male. Grazie alle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze arrivate dopo l'appello della procura, i carabinieri hanno ricostruito la dinamica dell'inseguimento scoprendo che, solo per miracolo, le vittime non sono state più numerose. Nelle immagini si vede infatti le auto sfrecciare in via Canova sfiorando un altro scooter poco prima di impattare con quello guidato da Duccio Dini, fermo al semaforo alla fine di un rettilineo. L'Sh è stato sbalzato di almeno 25 metri e il 29enne, trasportato d'urgenza in ospedale, è arrivato già privo di conoscenza. A bordo di una delle auto si trovavano inoltre due bambini di 6 e 8 anni, rimasti illesi solo per pura casualità.

Adesso Firenze chiede a gran voce giustizia, sia attraverso i social sia per bocca del sindaco Dario Nardella, ieri in ospedale per esprimere vicinanza alla famiglia. È stato lui a gettare acqua sul fuoco delle polemiche invitando la cittadinanza a mantenere la calma e a non cercare vendetta, chiedendo giustizia e annunciando che il Comune si costituirà parte civile nell'eventuale processo. Accogliendo l'invito dei partiti di centrodestra, la cittadinanza si è riunita alle 19 sul luogo dell'incidente per un sit-in di protesta. Fratelli d'Italia ha chiesto di portare un fiore e di restare in silenzio, in segno di rispetto, poi però 200 persone hanno tentato di dare l'assalto al campo. Dai nomadi del Poderaccio, invece, parole di scuse sono affidate a un mediatore culturale che con alle spalle le auto di grossa cilindrata ormai diffuse tra una comunità che spesso ricorre all'accattonaggio si dice «immensamente dispiaciuto per ciò che è accaduto a quel ragazzo».